Il Tirreno

«Dall’Elba la guerra alla plastica in mare»

di Antonella Danesi
«Dall’Elba la guerra alla plastica in mare»

Arriva da Legambiente la richiesta che l’isola si ponga all’avanguardia sulle nuove norme dell’Ue contro l’usa e getta

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PORTOFERRAIO. «L’Isola d’Elba almeno questa volta sia all’avanguardia». Arriva da Legambiente la richiesta che l’isola si adegui alle nuove norme dell’Unione europea per la riduzione dell’inquinamento da plastica usa e getta, cercando di seguire la strada che porta alla diminuzione drastica di questi materiali che stanno invadendo gli oceani e i mari. «La grande distribuzione si deve attrezzare in questo senso – commenta Umberto Mazzantini responsabile mare di Legambiente Toscana –i supermercati dovranno lavorare con la restituzione del vuoto dopo il pagamento della cauzione» come prevede la direttiva europea, che negli obiettivi di raccolta prevede che gli stati membri entro il 2025 arrivino a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande introducendo il sistema di cauzione – deposito. «Per altre categorie le date non sono ancora state indicate – dice Mazzantini – ma in pratica è stato fatto quanto chiesto da noi, per mettere al bando questi materiali che inquinano i mari. Intanto qualche buona pratica localmente si sta mettendo in atto, come il parco che nel bando rivolto alle associazioni ha posto come criterio per ricevere sovvenzioni che utilizzino materiali biodegradabili». Anche alcuni organizzatori di manifestazioni molto partecipate soprattutto da giovani hanno già previsto di utilizzare piatti, bicchieri e posate in materiali biodegradabili, al posto plastica usa e getta utilizzata fino ad ora.

«Dobbiamo fare presente – puntualizza il responsabile mare di Legambiente Toscana – che le stoviglie biodegradabili, non sono più care e costano quanto la plastica, soprattutto se acquistate in grande quantità. L’Elba deve stare al passo e i sindaci possono fare molto in questo caso, ad esempio quello delle Tremiti con una delibera ha vietato la vendita di plastica monouso». Ridurre i rifiuti di plastica è un obiettivo che fa parte delle direttive del nuovo governo. «Il nuovo ministro per l’ambiente considera una priorità l’economia circolare. – termina Mazzantini – del resto tutto cambierà nel sistema produttivo europeo. E allora o l’Elba accetta la sfida o, come sempre facciamo, dovremo pagare multe salate». Ridurre drasticamente l’uso della plastica è una strada intrapresa da tempo dal parco Nazionale dell’Arcipelago «visto i problemi a livello internazionale che i rifiuti plastici stanno creando soprattutto in mare – afferma il presidente dell’ente Giampiero Sammuri – già da tempo noi usiamo materiali biodegradabili per le nostre iniziative». Il parco sta facendo attività di informazione e formazione in tal senso sul territorio e nelle scuole. «È importante che gli enti operino in prima persona su questo problema» termina Sammuri che da febbraio scorso con l’ente partecipa al progetto sperimentale “Arcipelago Pulito” che riguarda 300 chilometri quadrati nel parco nazionale. Ha una durata iniziale di sei mesi e prevede che i pescatori che prima erano obbligati a ributtare in mare i rifiuti di plastica trovata nell’attività della pesca ora possano portarli in porto per un futuro loro riciclo, evitando così che vengano dispersi in mare.

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