Il Tirreno

Bonificate le discariche di fanghi e inerti

Bonificate le discariche di fanghi e inerti

L’Arpat ha eseguito le fasi dell’istruttoria e del controllo La Regione ha rilasciato le certificazioni finali solo per il terreno

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PIOMBINO. La bonifica del Sin è iniziata da Tenaris Dalmine. L’intervento ha riguardato la ex discarica inerti e quote dell'ex discarica fanghi. Lo rende noto Arpat spiegando che le certificazioni finali sono state rilasciate dalla Regione limitatamente alla matrice terreno.

La procedura era iniziata nel 2005 mentre il progetto di bonifica era stato approvato dal ministero nel 2013.

L’“area inerti” si estende per una superficie di circa 11000 metri quadri di cui 8000 occupati in origine da un accumulo caotico di rifiuti eterogenei: frammenti di materiali refrattari derivanti dalla manutenzione/dismissione degli impianti, scorie e ceneri provenienti da sistemi di abbattimento fumi ed altri rifiuti inerti da demolizione e costruzione.

Nel sottosuolo è stata rilevata anche la presenza di scorie siderurgiche sia in accumuli omogenei sia mista a terreno e laterizi.

La caratterizzazione ha rilevato i superamenti dei limiti per destinazioni d’uso di tipo “commerciale/industriale” per i parametri zinco (in 6 punti di indagine) e cromo totale (in due campioni di suolo superficiale). Sono stati quindi asportati 23000 metri cubi destinati a centri autorizzati.

Le analisi sul fondoscavo hanno mostrato il rispetto del limite per specifica destinazione d’uso per i parametri quali cromo totale, vanadio, zinco e idrocarburi, mentre per l’arsenico è stato dimostrato il rispetto del “valore fondo naturale” di 52,7 mg/kg.

L’area discarica fanghi era adibita in passato a deposito di materiali originati durante i processi industriali, in particolare fanghi di decapaggio.

Nella porzione Est, in un primo momento è stata valutata la possibilità di una completa asportazione del rifiuto ma poi Tenaris Dalmine ha optato per la realizzazione di un sistema di messa in sicurezza permanente mediante una copertura impermeabile e una cinturazione perimetrale con diaframma plastico per impedire il potenziale ingresso di acque verso il bacino dei rifiuti durante lo scavo.

Per la rimozione dei fanghi dalla porzione Est, vista la scarsa consistenza del piano di appoggio e per l’impossibilità a mantenerlo asciutto, Arpat ha suggerito un “pre-collaudo” per valutare la qualità del substrato. Si è quindi suddivisa l’area in 50 maglie per effettuare campioni. Le analisi hanno mostrato un superamento dei limiti previsti per la destinazione d’uso “commerciale/industriale” in 4 maglie per l’arsenico ed in una per lo zinco. Di conseguenza, sono stati effettuati campioni integrativi, che hanno evidenziato in un solo caso in relazione all’arsenico il superamento del “valore di fondo naturale”. La zona è stata oggetto di “messa in sicurezza operativa” attraverso la pavimentazione.

Per le acque sotterranee, in via di miglioramento progressivo, ma non oggetto della certificazione di avvenuta bonifica, è in corso di esecuzione il monitoraggio su 24 piezometri. Evidenziata l’assenza di rischio sanitario per i lavoratori.

Per il ripristino ambientale, si parla di 21 mesi, la Dalmine ha previsto che le aree scavate siano recuperate con opere di rinaturalizzazione e recupero di aree umide sotto la supervisione della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.



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