Il Tirreno

dopo la chiusura del ristorante  

I prodotti del team “Pratella” in Svizzera e Inghilterra

I prodotti del team “Pratella” in Svizzera e Inghilterra

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MONTEVERDI. Il 31 agosto del 2013 un messaggio inaspettato raggiunse molti cellulari: “Dalla mezzanotte di oggi il ristorante cessa l’attività”. Sembrava uno scherzo fuori stagione: le luci del locale erano ancora accese quella sera. Invece era un messaggio autentico: Oriana Francini, suo marito Loriano Grandi, confortati dal figlio Guglielmo, mettevano in pratica una decisione presa con convinzione e serenità.

Chiudevano il ristorante “Pratella”, aperto dal nonno di Oriana nel 1969, rilevato dalla famiglia Grandi nel 1987 e in oltre 25 anni di lavoro portato all’apprezzamento di una clientela ampia e affezionata, italiana e straniera.

I tortelli di Maria Pia, la mamma di Oriana, hanno goduto fama meritata, sono stati il piatto distintivo da non perdere di un menu essenziale, tipico della migliore tradizione toscana, sempre “condito” dagli inesauribili racconti di Loriano.

Mettere fine a tutto questo è stata evidentemente una scelta di vita, che ha colto di sorpresa la maggior parte della clientela, dapprima incredula e anche propensa, in qualche caso, a fantasiose ipotesi. Ovviamente sballate. In ogni caso smentite nei fatti, quando dopo qualche tempo, Oriana, Loriano e Guglielmo hanno riacceso i fornelli dell’ex ristorante per avviare un’attività produttiva nel campo agroalimentare.

Vista da fuori, la vicenda ha qualche punto di contatto con un mito antico. Come l’Araba fenice moriva e risorgeva ogni volta dalle sue ceneri, anche Loriano e la sua famiglia finita un’esperienza ne hanno fatto nascere un’altra. In questo caso risorgente dalle ceneri…del braciere su cui venivano arrostite ottime fiorentine.

Forse è un po’ “tirata”, ma questa è la realtà: nei locali del fu ristorante Pratella, oggi la lunga esperienza nel campo della ristorazione è messa al servizio della “fabbrica di sughi”, carni pregiate e verdure scelte cucinate da Oriana, messe in vasetto da Loriano, etichettate da Gugliemo e ancora da Loriano commercializzate. Oggi sono sugli scaffali di due delle maggiori catene di supermercati italiani, in Svizzera e in Inghilterra. Prodotti di qualità alta e di prezzo in sintonia. Loriano non ha perso la battuta tranchante: “Qualcuno mi dice: sono buoni, ma costano cari. E io di rimando: ma la Ferrari costa cara?”.

Col tempo e la crescita del fatturato, il catalogo della produzione si è ampliato. Ai sughi di carne (cinque: fegatini,crostini, ragù ai funghi, cinghiale, chianina) si sono aggiunti i pomodori al forno, le verdure in agrodolce, la giardiniera. Il tutto, messo in vasetto, passa nella sterilizzatrice “costata quanto una macchina di gran lusso”, fulcro meccanico dell’impianto produttivo. Il resto, ed è ciò che conta di più, sono le persone: cioè passione, esperienza, professionalità, forte sintonia familiare. Il mito è una sorpresa: l’Araba fenice risorta dalle ceneri è… un’Araba felice. (g.p.)



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