Il Tirreno

Interrogato per oltre 2 ore Daveti respinge le accuse

di Enrico Paradisi
Interrogato per oltre 2 ore Daveti respinge le accuse

La difesa: «Si è dichiarato estraneo alle accuse, dimostreremo la sua innocenza» Il viceprefetto ha risposto sia alle domande del giudice sia a quelle del pm  

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LIVORNO. In oltre due ore di interrogatorio serrato ieri mattina in carcere alle Sughere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno Marco Sacquegna, Giovanni Daveti ha risposto punto su punto, respingendo ogni addebito. Alla fine - racconta il suo avvocato all’uscita dalla casa circondariale - è parso un po’ provato, ma abbastanza sereno per aver potuto dire la sua versione.

«Ha contestato i fatti che gli vengono addebitati, ritenendosi estraneo alla maggior parte delle accuse che gli vengono mosse», riferisce al termine dell’interrogatorio di garanzia l’avvocato Claudio Altini, difensore del viceprefetto arrestato giovedì mattina all’Elba dalla guardia di finanza e trasferito in carcere con un quadro accusatorio alle spalle molto pesante. Daveti non si è tirato indietro neanche di fronte alle domande del pubblico ministero, in questo caso proprio il capo della procura Ettore Squillace Greco (è lui infatti che ha diretto le indagini), rispondendo anche qui punto su punto. «La linea al momento che si mantiene - ha aggiunto Altini - è quella di contestare le accuse e dimostrare l’innocenza del dottor Daveti. E nei prossimi giorni avanzeremo l’istanza per chiedere gli arresti domiciliari».

Il legale non entra nel merito delle risposte fornite da Daveti al giudice e al pm, ma ribadisce che il suo assistito ha respinto gli addebiti che gli sono stati mossi. E allora merita di essere ricordata la tesi accusatoria. Secondo quanto emerso dalla complessa indagine della procura di Livorno, il viceprefetto - con delega all’Ufficio di Portoferraio - insieme a Giuseppe Belfiore, per gli inquirenti affiliato ad una delle più note cosche di ’ndrangheta che operano in Piemonte, sarebbe a capo di un’associazione per delinquere con base in città, finalizzata alla frode fiscale, al pagamento delle accise sugli alcolici e al contrabbando di tabacchi esteri. L’inchiesta, che ha portato all’arresto di altre otto persone, mentre gli indagati sono 27, è tutt’altro che conclusa, come ha già fatto intendere il procuratore sottolineando che potrebbe allargarsi anche ad altri campi: da quello dei rifiuti, alle banconote false e alla manipolazione telematica dei dati bancari. Al viceprefetto viene contestata anche una sorta di regia nella vicenda che a novembre scorso portò all’arresto di Stefano Del Carratore, l’ex rappresentante di medicinali fermato sul viale Italia a bordo della sua Smart bianca con quattro cariche di materiale esplodente, oltre un chilo in tutto, congegnate per essere fatte esplodere a distanza tramite un telecomando. Cariche che sarebbero servite per vendicarsi di un presunto torto immobiliare e danneggiare l’auto di un imprenditore di San Vincenzo, Nicola Calderini.

Altini era arrivato alle Sughere in largo anticipo (non erano ancora le 11 e l’interrogatorio era fissato alle 11,30) per parlare con il suo cliente, come è normale prassi, prima che comparisse davanti al gip, anche se la linea difensiva in pratica era già stata pianificata e decisa nei giorni scorsi. «Risponderemo su tutto, perché il mio cliente si dichiara per lo più estraneo da ogni addebito», ha ripetuto il difensore poco prima di varcare per la seconda volta il cancello delle Sughere dopo che venerdì, il giorno dopo l’arresto, era subito andato a trovare il suo assistito. Il tentativo è quello di cercare di ottenere un attenuamento della misura cautelare. Giovanni Daveti, da giovedì è recluso in cella singola, non in isolamento, anche per motivi di opportunità, visto l’alto incarico che ricopre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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