Il Tirreno

Acciaierie di Piombino, più vicino l'accordo di programma

Acciaierie di Piombino, più vicino l'accordo di programma

I sindacati: per un’intesa con Jindal serve chiarezza sugli ammortizzatori E dopo l’incontro al Mise più vicina l’attivazione dell’Accordo di programma

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PIOMBINO. Secondo incontro ieri al Mise sull’Accordo di programma per le acciaierie: c’erano la Regione (Gianfranco Simoncini e Paolo Tedeschi), il Comune di Piombino (col vicesindaco Stefano Ferrini e l’assessore Ilvio Camberini) il Mise (col direttore Andrea Felici), Autorità portuale (Gabriele Lami), ministero dell’ambiente, Invitalia. Al pomeriggio poi Regione, Mise, Comune e Autorità Portuale hanno incontrato gli avvocati di Jindal.

«È stato un confronto intenso e proficuo per l’attivazione del nuovo Accordo di programma – sostengono Ferrini e Camberini – sia tra i soggetti pubblici che con i rappresentanti dell’azienda. Entro la prossima settimana potrebbe arrivare la richiesta di istanza da parte di Jsw per l’attivazione del nuovo Accordo di programma che interessa precipuamente le tematiche ambientali. È un fatto positivo perché tale attivazione è indispensabile per arrivare alla firma definitiva dell’accordo di compravendita tra Jsw e Cevital».

La prossima settimana dunque è probabile una convocazione in Regione per fare il punto anche con i sindacati, fin qui fuori da tutti i tavoli.

Proprio su questo aspetto ieri Fim, Fiom e Uilm hanno diffuso un comunicato, spiegando che «il tempo scorre veloce e se si vuole condividere il progetto Jindal con le organizzazioni sindacali, c’è bisogno di garanzie che possono arrivare solo ed esclusivamente da un tavolo nazionale».

Del resto, col riferimento alla volontà di Jindal di arrivare velocemente a un accordo sindacale, il sindacato ribadisce la propria tesi: «Un progetto ambizioso quantificato in circa un miliardo di investimenti di un gruppo siderurgico consolidato come Jindal, che potrebbe rappresentare una svolta per la siderurgia a Piombino, non può essere trattato in fretta e furia o con un prendere o lasciare». Tutto ciò anche se «la volontà di Fim, Fiom e Uilm, qualora ce ne siano le condizioni, è comunque quella di raggiungere un accordo con Jindal nel più breve tempo possibile, per assicurare uno sviluppo siderurgico sostenibile, con l’ambiente e la sicurezza, per tutto il nostro comprensorio».

Tradotto: interessa anche al sindacato ripartire alla svelta, ma Fim, Fiom e Uilm non vogliono ripetere gli errori fatti con Cevital per la fretta di fare un accordo qualunque fosse.

Le garanzie richieste dunque riguardano in primis «la copertura degli ammortizzatori sociali per tutta la durata del piano industriale Jindal che si concluderà non prima del 2023. Fin da subito abbiamo chiesto un incontro specifico per ottenere garanzie non solo sulla durata (non sono assolutamente accettabili buchi di 4-5 mesi come annunciato al Mise) ma anche sull’aspetto economico di questi ammortizzatori». Che sarebbero in pratica una cassa integrazione semplice, non uno strumento speciale come quello attualmente in vigore, «col rischio di creare ulteriori danni economici alle migliaia di lavoratori che, dopo avere già rinunciato a tutta la contrattazione di secondo livello, sono stati truffati dal gruppo algerino che non ha rispettato nessuno degli impegni».

Oltre agli ammortizzatori, tre sono le esigenze fondamentali secondo i sindacati: intanto «dettagliare la cifra degli investimenti previsti sia sui singoli impianti attuali e sulle infrastrutture della logistica per garantire una pronta ripartenza della produzione, che le cifre dettagliate degli investimenti per i nuovi impianti», inoltre servono «tempistiche rapide per la partenza dei lavori di smantellamento che riteniamo urgenti e indispensabili anche per liberare aree e creare nuove opportunità di lavoro». Infine occorre «la garanzia di salvaguardare l’intera occupazione utilizzando un’attenta e mirata formazione e la massima rotazione del personale durante tutto il compimento del piano industriale». (cloz)



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