Sicurezza
Un parcheggio sull’isola, così è scattata l’indagine
Il procuratore capo: «Daveti faceva pressione per ottenere un’autorizzazione» Ma la Finanza: «Nessun contatto tra le attività illecite e il ruolo istituzionale»
PORTOFERRAIO. Tutto è partito da un parcheggio dell’isola d’Elba. La scintilla che, di fatto, ha acceso l’indagine della Finanza e della Procura di Livorno sul viceprefetto Giovanni Daveti. A svelare il retroscena è stato il procuratore capo Ettore Squillace Greco nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri nella sede della Guardia di Finanza di Livorno.
«Nel corso dell’indagine che riguardava un parcheggio realizzato sul territorio dell’isola d’Elba – ha spiegato il procuratore capo di Livorno Squillace Greco ai giornalisti – abbiamo cercato di capire come fosse possibile dare delle autorizzazioni per realizzare certi interventi. E allora abbiamo cercato di capire se ci fosse qualcosa dietro. Ci siamo accorti di come ci sia stata una pressione per il rilascio di questa autorizzazione per il parcheggio e in qualche modo questa pressione, magari anche legittima, era avvenuta proprio dal delegato di Prefettura dell’isola d’Elba, sul quale abbiamo iniziato a lavorare».
Nel corso della conferenza stampa Ettore Squillace Greco non specifica quale sia il parcheggio, tanto meno la località in cui si trova. E non è chiaro se la riservatezza possa essere legata in qualche modo a un’indagine sempre in corso. Il dato di fatto è che i fari puntati sull’isola hanno finito per illuminare una vicenda completamente diversa.
Daveti, di fatto, si è palesato agli investigatori come il vertice di un’organizzazione specializzata in frodi fiscali. «Da qui sono emersi altri dettagli – spiega – avevamo di fronte un gruppo che in qualche modo si era organizzato per frodare le imposte sugli alcolici, attività che avveniva sistematicamente». Non solo. Daveti, ritenendosi vittima di una truffa immobiliare, secondo la Finanza avrebbe pianificato con un amico livornese una “vendetta”, dando incarico a un complice di reperire l'esplosivo da usare contro la vettura di famiglia del suo presunto truffatore. Altre contestazioni sono relative a frode fiscale e al contrabbando di nove tonnellate di sigarette.
Ad escludere contatti tra le attività illecite attribuite a Daveti e l’impegno con le istituzioni dell’isola è il comandante Paolo Borrelli, comandante provinciale della Finanza: «Le condotte illecite non hanno punti di contatto con le funzioni e il ruolo istituzionale da Daveti ricoperte». «La rete di relazioni di cui il viceprefetto si avvaleva – ha aggiunto il comandante provinciale – era molto strutturata e molto costruita guardava anche a soggetti con plurimi precedenti penali anche per fatti di associazione a delinquer di stampo mafioso». Il riferimento è a Giuseppe Belfiore, affiliato alla 'ndrangheta, a cui Daveti avrebbe chiesto aiuto per abbattere la pendenza debitoria (115 mila euro da dover pagare ad Equitalia) sfruttando, in compensazione, inesistenti crediti Irpef artificiosamente creati e sfruttati per compilare i modelli unificati di pagamento F24.
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