Il Tirreno

Daveti accusato di evadere il fisco con l’aiuto del boss

di Enrico Paradisi
Daveti accusato di evadere il fisco con l’aiuto del boss

Per l’episodio delle quattro bombe sulla Smart fu arrestato  un amico del viceprefetto: servivano per una vendetta  

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LIVORNO. Stefano Del Carratore, il pensionato livornese di 65 anni che fu arrestato a novembre scorso con un carico di esplosivo che aveva in macchina sul lungomare di Livorno, non era un terrorista: era semplicemente un amico di vecchia data di Giovanni Daveti. E con quel carico di esplosivo voleva farla pagare a qualcuno, danneggiandogli l’auto, per un presunto torto immobiliare che pensava di aver subito. A sette mesi di distanza da quella scoperta che sembrava casuale e che aveva gettato un’ombra inquietante sulla città, a fare chiarezza è il procuratore della repubblica di Livorno Ettore Squillace Greco.

L’episodio infatti rientra nell’inchiesta della procura di Livorno che ha portato ieri la guardia di finanza all’arresto del viceprefetto livornese dell’isola d’Elba su ordinanza del gip Mario Sacquegna, e di Giuseppe Belfiore, affiliato di ’ndrangheta, insieme ad altre sette persone. Tutti ritenuti appartenenti ad un sodalizio per delinquere che aveva messo in piedi un sistema finalizzato alla frode fiscale, come hanno spiegato il comandante delle fiamme gialle Paolo Borrelli e quello del nucleo economico finanziario Gabriele Baron impegnati nelle complesse indagini che hanno portato a scoperchiare un vaso di Pandora con al vertice proprio il viceprefetto insieme allo stesso Belfiore, considerati dagli investigatori le due figure principali, i capi, gli organizzatori e i coordinatori. Un’indagine complessa, che presenta profili particolari, come ha detto il procuratore che poi ha specificato come «l’attività che noi riteniamo essere illecita non lambisce in alcun modo la prefettura di Livorno, ma riguarda un funzionario che aveva una delega all’Elba: tanto per essere chiari la prefettura di Livorno non c’entra niente», ha rimarcato. E ancora: «Durante le lunghe indagini la prefettura di Livorno non è mai stata sfiorata». Proprio per questo Squillace ha voluto a fianco a sé anche la prefetta Anna Maria Manzone, durante l’illustrazione ieri del lavoro svolto in oltre un anno di indagini delicatissime e ancora aperte che hanno portato a circoscrivere il raggio d’azione del «gruppo criminale» con sede a Livorno.

«Un gruppo abbastanza vivace - lo ha definito il procuratore - che per una situazione di attrito creata qui a Livorno con altre persone della zona, aveva portato il gruppo e in particolare il viceprefetto e altre persone a immaginare di compiere un attentato con materiale esplodente che doveva servire verosimilmente per danneggiare l’auto di qualcuno qui in città». Proprio il porto abusivo di materiale esplodente è uno dei filoni principale dell’indagine. Qui Daveti e Del Carratore ritengono di essere rimasti vittime di un torto immobiliare quindi si rivolgono, grazie all’ambasciata di Belfiore ad una terza persona, un emiliano che aveva lavorato nel settore pirotecnico, per procurarsi l’occorrente. Questi arriva a Livorno il 16 novembre con un furgone carico del materiale. I tre si incontrano per lo scambio dell’esplosivo che viene dunque caricato sulla Smart bianca del pensionato, un ex rappresentante di medicinali, e sistemato in uno scatolone ai piedi del sedile del passeggero. Poi lo stesso Daveti avrebbe passato una busta al “corriere” probabilmente con del denaro in contropartita della consegna.

A quel punto i tre si salutano e i finanzieri bloccano sul viale Italia l’auto del pensionato che viene dunque trovato in possesso di quattro cariche esplosive del peso complessivo di oltre 1 kg, tutte collegate tramite una miccia a accenditori di sicurezza connessi a dispositivi riceventi elettronici. Le cariche così confezionate potevano esser fatte brillare a distanza tramite un telecomando ed erano in grado di produrre una volta innescata l’esplosione “danni significativi”.

Quando i finanzieri gli hanno chiesto conto degli ordigni artigianali che trasportava non si è scomposto anche se ha mostrato un comprensibile nervosismo, spiegando ai militari che le stava preparando per farle esplodere l’ultimo dell’anno ad una festa in spiaggia. Una spiegazione fantasiosa, non aveva convinto i militari, che avevano dunque provveduto ad arrestarlo in flagranza di reato per porto abusivo di esplosivi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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