Gioco
«Ora l’Accordo di programma»
Intervista a Enrico Rossi: gli incentivi scatteranno alla firma dell’intesa
PIOMBINO. L’accordo per l’acquisizione delle acciaierie piombinesi di Aferpi è cosa fatta, ma certo la battaglia per tornare a produrre acciaio è solo all’inizio di un nuovo capitolo.
Negli ultimi giorni si è rischiato più volte la rottura, sul prezzo (perché Cevital ha giocato al rialzo fino all’ultimo, ottenendo alla fine circa 90 milioni considerato il “magazzino”), sulle responsabilità in caso di contenziosi, su debiti e crediti pregressi.
«Una negoziazione atipica – spiega Paolo Tedeschi, capo della segreteria del presidente Enrico Rossi – perché avvenuta tra privati ma con troppe interdipendenze con la parte pubblica, solo per fare esempi con i temi delle bonifiche, degli ammortizzatori, delle concessioni portuali, che hanno reso indispensabile l’intervento congiunto di Regione e Mise, del resto già sperimentato e collaudato con successo in altri casi, come General Electric e Solvay. Senza questa presenza i privati non avrebbero potuto concludere l’affare».
Si riparte dunque, con un’altra proprietà e rinnovate speranze, ma anche Rossi accompagna la prudenza alla soddisfazione per la chiusura della trattativa.
«Il gruppo indiano sembra mosso da buone intenzioni – spiega il presidente Rossi al Tirreno – e mi pare si sia fatto un grande passo in avanti. Ma è ovvio che sarò pienamente soddisfatto solo quando a Piombino si tornerà a colare acciaio, come ho promesso ai lavoratori piombinesi dopo la chiusura dell’altoforno».
Presidente, cosa ha persuaso alla fine Jindal a chiudere l’accordo con Cevital?
«Jindal è convinto che in Europa ci sia spazio per chi fa siderurgia, e che una presenza in Europa sia un’esigenza indispensabile per un Gruppo come il suo. Inoltre è consapevole che Piombino può tornare a produrre acciaio. Ma certo ha pesato anche il pacchetto di incentivi pubblici che abbiamo costruito col ministro Calenda».
Ma sulla chiusura ha pesato anche il suo ultimatum di giovedì pomeriggio?
«Non so, certo non c’era più tempo, si rischiava un impasse pericoloso. Avevamo fatto tutto il possibile, bisognava far capire che ora toccava a loro».
E come si svilupperanno gli incentivi?
«Il pacchetto di incentivi si espliciterà in un nuovo Accordo di programma. Già la prossima settimana si dovrebbe arrivare alla presentazione del piano industriale, ma gli incentivi scatteranno quando si firmerà un Accordo di programma ben congegnato, che preveda tempi e modi degli investimenti e degli impegni reciproci. Bisogna farlo presto, e su questo è d’accordo anche Calenda».
Quanti lavoratori ex Lucchini potrà occupare Jindal a fine percorso?
«Si parla di un numero molto vicino a quello attuale, ma anche questo elemento sarà più chiaro nell’Accordo di programma».
Quanto è contato il porto nella gestazione di questo affare?
«Beh, molto direi. Credo anzi che tutti gli investimenti fatti nel porto di Piombino siano stati un elemento decisivo nell’interesse di Jindal. O meglio che se non avessimo ora un porto con fondali a meno venti, non ci sarebbe stato l’interesse di un gruppo siderurgico così importante».
Però sembra che il polo di rottamazione per il quale lei si era tanto battuto non si farà più...
«Mah, so che ci sono delle difficoltà, ma se arriva Fincantieri sarà anche meglio di un polo di rottamazione. Abbiamo messo 300 milioni sul porto di Piombino e rivendico questa scelta strategica. Gli investimenti sulle grandi infrastrutture hanno bisogno di tempo per maturare e diventare occasione di promozione economica. Ma ora il porto è competitivo, e lo dimostra l’interesse per Piombino dimostrato e anche recentemente confermato da un’azienda come General Electric».
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