Il Tirreno

L’ex Lucchini è di Jindal

di Luca Centini
L’ex Lucchini è di Jindal

La firma della cessione delle Acciaierie agli indiani ufficializzata ieri sera

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PIOMBINO. La nuova fase dell’ex Lucchini è iniziata ieri sera, al termine di una serie lunghissima di falsi allarmi, voci e colpi di scena.

Lo stabilimento di Piombino è passato ufficialmente nelle mani del colosso indiano Jsw di Sajjan Jindal. La firma è avvenuta intorno alle 21,30 (notte inoltrata in India), nella sede del Ministero dello Sviluppo economico. Una liberazione, dopo giorni di trattative estenuanti tra i potenziali acquirenti indiani e gli algerini di Cevital, società guidata da Issad Rebrab. La firma è l’ultimo atto di una giornata lunghissima, nel corso della quale i privati hanno chiarito gli ultimi dettagli burocratici ed economici di una trattativa che pareva essersi bloccata in modo quasi irrimediabile, visto l’irrigidimento di Jsw e della controparte Cevital sella cifra dell’acquisizione su altri dettagli contrattuali. La cifra pagata dal gruppo indiano, il cui advisor nella trattativa è stato Marco Carrai, come riporta l’Ansa, è di 55 milioni di euro cui va aggiunto il cosiddetto trade working capital (asset) per arrivare a circa 90 milioni.

I primi a manifestare soddisfazione, con una nota congiunta diffusa nella tarda serata di ieri, sono stati il ministro Carlo Calenda, regista di un accordo che fin dal primo momento è sembrato complesso, e il presidente della Regione Enrico Rossi che, proprio nella giornata di ieri, aveva dato uno “scossone” alla trattativa finita in stallo, svelando un piano B da attivarsi in caso di mancata firma e basato sull’intervento di una cordata pubblica composta da Regione, Rfi, Ferrovie dello Stato e Cassa Depositi e Prestiti. Una soluzione che, tuttavia, non si è resa necessaria. «Siamo soddisfatti – hanno dichiarato il ministro Calenda e il presidente Rossi in una nota congiunta – per la positiva conclusione di una vicenda che metteva a rischio uno dei poli siderurgici italiani ed il posto di lavoro di 2000 persone. Il ministero e la Regione monitoreranno attentamente i prossimi sviluppi ed il rispetto di tutti gli impegni». Sì, perché, come più volte hanno ribadito i sindacati, il closing ufficializzato ieri è solo la prima pietra dell’auspicato rilancio del sito produttivo piombinese. Ora che Jindal ha ufficialmente messo le mani sull’ex Lucchini dovrà sedersi al tavolo con le istituzioni e i sindacati per discutere dei contenuti del piano industriale e dell’accordo di programma. I paletti che dovrebbero garantire un ritorno (entro il 2021-2022) alla produzione di acciaio e il mantenimento, secondo le indiscrezioni di questi mesi, di almeno 1.500 posti di lavoro, attraverso la realizzazione di tre treni di laminazione e uno o due forni elettrici (a cui si aggiungerebbe anche un nuovo laminatoio per prodotti piani). «Mi chiedono se sono contento– : aggiunge il presidente Rossi – io sarò veramente contento solo il giorno in cui a Piombino si tornerà a colare acciaio, come ho promesso davanti ai lavoratori il primo maggio di diversi anni fa. Dunque si è appena agli inizi. Al lavoro e alla lotta».

«Si apre una fase nuova – ha spiegato Gianni Anselmi, consigliere regionale ed ex sindaco di Piombino – per cui tutte le istituzioni, a partire da Calenda e Rossi, hanno lavorato tantissimo. Ora si aprirà un tavolo a cui si siederanno le istituzioni e i sindacati. Aspettiamo un piano serio. Era necessario che questo territorio avesse un interlocutore affidabile e non proseguisse nel buio. Con grande fatica siamo arrivati a un punto di svolta». Il sindaco Massimo Giuliani ha appreso la notizia della firma mentre si trovava in viaggio all’estero. In serata i sindacati sono venuti a sapere della svolta ma, per il momento, mantengono una linea cauta: «È un passo importante per Piombino – commenta a caldo Fausto Fagioli, segretario della Fim – si apre di nuovo una prospettiva per il futuro, ma è chiaro che il vero lavoro inizi adesso. Ci sarà da valutare il piano industriale di Jsw, concordare i tempi di riattivazione del sito produttivo, trovare una soluzione per gli ammortizzatori sociali».

«Aspetto di vedere l'atto e spero che inizi un nuovo ciclo per ritornare a produrre acciaio», e «spero che tutti i 1950 dipendenti di Aferpi siano passati a Jindal. Poi spero ci saranno anche risposte per l'indotto, vediamo cosa dirà il piano industriale», aggiunge Mirko Lami della Cgil Toscana ed ex operaio Lucchini.

Gli ammortizzatori sociali, del resto, sono la prima urgenza della nuova fase Jindal, dal momento che la cassa integrazione in deroga scadrà a dicembre 2018, con una preventivabile proroga fino al giugno del 2019, mentre il piano dovrebbe entrare a pieno regime a fine 2021, inizio 2022. Circa 200 lavoratori dello stabilimento potrebbero andare in pensione da qui al 2021, mentre si dovrà trovare una soluzione per circa 300 addetti che rischierebbero di restare esclusi dal ciclo produttivo. Argomenti che saranno al centro della discussione che dovrà partire fin dai prossimi giorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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