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Aferpi, firmato l'accordo per la cessione agli indiani

Aferpi, firmato l'accordo per la cessione agli indiani

L'acciaieria di Piombino passa da Cevital a Jindal. La cifra complessiva è di 90 milioni. L'intesa prevede la ripresa della produzione di laminati e, in prospettiva, il rilancio dell'acciaio. La soddisfazione di Calenda e Rossi 

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ROMA. Intesa raggiunta e accordo firmato, al ministero dello Sviluppo Economico, per la cessione dell'acciaieria Aferpi di Piombino (ex Lucchini) che passa dal gruppo Cevital dell'algerino Issad Rebrab a quello indiano Jsw Sajjan Jindal. Un rush finale, che si è concluso nella serata di giovedì 17 maggio, ed era iniziato lunedì al Ministero di via Molise.

Una trattativa "infinita" che nel pomeriggio aveva indotto il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ad affermare che "si sta protraendo e va anche oltre a mio parere. Ciò è inaccettabile anche in termini di impatto emotivo su un paese intero, su una cittadina, su 2.000 lavoratori, su altrettanti che stanno a casa o che lavorano nell'indotto. Quindi siamo davvero a chiedere che si faccia e si chiuda". Ricordando che Regione e Ministero avevano "fatto di tutto e di più per confezionare un pacchetto che potesse agevolare il passaggio di mano e dare certezze allo sviluppo dell'azienda, agli investimenti per tornare a produrre acciaio", Rossi nel pomeriggio aveva paventato, nel caso di nuovi empasse, "un intervento pubblico". 

Poi, in serata, l'accelerazione. La cifra pagata dal gruppo indiano, il cui advisor nella trattativa stato Marco Carrai, è di 55 milioni di euro cui va aggiunto il cosiddetto trade working capital (asset) per arrivare a circa 90 milioni. Tutto per un'intesa che prevede la ripresa della produzione dei laminati e, in prospettiva, il rilancio nell'area di Piombino della produzione di acciaio.

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Nell'accordo Governo e Regione dovrebbero aver messo in campo anche la concessione portuale per una cinquantina di anni, dovrebbe esserci una riduzione dei costi energetici e tutta la partita della bonifica ambientale del sito. Ora Jindal dovrà predisporre il proprio piano industriale che, sempre secondo le indiscrezioni circolate, dovrebbe assorbire circa 1.500 dipendenti e che dovrebbe essere illustrato nelle prossime settimane.

Il ministro Carlo Calenda e il governatore Rossi hanno espresso la loro soddisfazione per "la positiva conclusione di una vicenda che metteva a rischio uno dei più importanti poli siderurgici italiani ed il posto di lavoro di 2.000 persone", assicurando che "il Ministero e la Regione monitoreranno attentamente i prossimi sviluppi ed il rispetto di tutti gli impegni".

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"Aspetto di vedere l'atto e spero che inizi un nuovo ciclo per ritornare a produrre acciaio", e "spero che tutti i 1950 dipendenti di Aferpi siano passati a Jindal. Poi spero ci saranno anche risposte per l'indotto, vediamo cosa dirà il piano industriale". Così Mirko Lami della Cgil Toscana, e ex operaio Lucchini, commentando la firma dell'accordo per il passaggio delle acciaierie di Piombino dal gruppo Cevital al gruppo indiano Jindal. "Ci sarà da capire cosa c'è scritto nei dettagli del piano industriale - ha aggiunto - che dovrà prevedere tutta la strumentazione per la produzione dell'acciaio e, quindi, il maggior numero di dipendenti possibili".
 
Il governatore Enrico Rossi ha poi commentato in serata l'accordo con un post sul suo profilo Facebook:
 
 
 

La notizia è positiva perché chiude un situazione di impasse e stallo che si era determinata, ora vediamo il piano industriale, vediamo cosa ha in testa l'imprenditore e cosa vuole realizzare. L'altro passaggio è quello dell'occupazione, posto che subentrando si prendono l'impegno di tenere tutti i lavoratori, su questo non c'è discussione, è chiaro che saranno necessari degli ammortizzatori, a rotazione, perché, presumo, ci vorranno dei tempi per mettere tutto a posto" e ripartire con la produzione.

Lo ha detto il segretario della Fiom di Livorno David Romagnani, commentando la firma dell'accordo per il passaggio delle acciaierie di Piombino da Cevital a Jindal. "Fintanto che non vedremo il piano industriale è azzardato fare qualsiasi ipotesi", ha aggiunto. "Oggi le indiscrezioni parlavano di una forchetta che va da 1500 a 1800 lavoratori" che potrebbero passare a Jindal, "una volta a regime. Anche qui si tratta di capire se con uno o due forni se con tre o quattro treni di laminazione", ha concluso il segretario della Fiom livornese.

 
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