Toscana
Si riapre il dialogo tra le parti per i lavoratori Maremma Servizi
Possibili aperture dal direttore generale di Unicoop Tirreno, Piero Canova dopo l’incontro con Giuliani «Finora abbiamo sempre trovato accordi. La riduzione del personale passa dall’esodo volontario»
PIOMBINO. Almeno un paio di ipotesi in campo, delle quali è necessario vagliare la praticabilità, e la volontà di instaurare un dialogo con i rappresentanti dei sindacati e delle istituzioni, al fine di «trovare la migliore soluzione possibile per risolvere un problema che si è venuto a creare».
Ieri il direttore generale di Unicoop Tirreno, Piero Canova, ha incontrato il sindaco Giuliani, per discutere della questione Maremma Servizi, la cooperativa che si occupa, per Unicoop, dell’archiviazione e della digitalizzazione dei dati e i cui dipendenti, sei, sono stati recentemente informati della sospensione dell’appalto. Dal primo luglio, dunque, i sei lavoratori di Maremma Servizi saranno senza impiego e, per questo, giovedì hanno organizzato un presidio di fronte alla sede di Unicoop Tirreno, a Vignale. In quell’occasione la direzione aziendale ha accettato, in un primo momento, di ricevere solo la segretaria Filcams Cgil della provincia di Livorno, Pieralba Fraddanni, che però si è rifiutata di entrare da sola. Successivamente, dopo qualche attimo di tensione, i vertici di Unicoop hanno accettato di parlare sia con la sindacalista che con uno dei lavoratori di Maremma Servizi, i quali sono usciti dalla direzione, pochi minuti dopo essere entrati, sostenendo che l’azienda aveva mostrato chiusura. «Non ci resta che intraprendere le vie legali», aveva detto Fraddanni.
E il giorno successivo a questi fatti si è tenuto l’incontro tra il direttore generale di Unicoop e il sindaco. Massimo Giuliani, uscendo dalla direzione e rivolgendosi ai lavoratori presenti, anche ieri, di fronte alla sede di Vignale, ha detto di aver posto «la difficile situazione all’attenzione di Piero Canova, il quale si è detto disponibile ad avviare una discussione». Canova, rispondendo alle domande del Tirreno, conferma che, da parte di Unicoop, «non c’è chiusura. Ma dobbiamo trovare soluzioni che rispettino le normative. Il problema esiste per l’evoluzione delle attività. I lavoratori di Maremma Servizi, cioè, digitalizzano i documenti e questo è un compito destinato a scomparire. Ad ogni modo cercheremo di trovare la migliore soluzione possibile». Esistono già, in tal senso, idee in campo, ma su di esse le bocche sono cucite. Una volta valutata la fattibilità, l’azienda aprirà un tavolo di confronto coi sindacati che, durante il presidio di giovedì, hanno chiesto il reintegro dei dipendenti anche con un impiego diverso rispetto a quello di digitalizzazione dati. Perché, come ha detto la lavoratrice Catia Guerra «noi, di fatto, abbiamo lavorato per Unicoop». Pare dunque che si sia aperto uno spazio di trattativa, all’indomani del presidio nel corso del quale i sindacati avevano denunciato la «chiusura dell’azienda e la sua non volontà di discutere». «Il comportamento di ieri (il presidio di giovedì ndr) è stato irrituale. Un incontro tra le parti deve essere concordato prima», ha detto Canova, il quale, a domande più generali riguardanti le finanze e l’eventuale chiusura di punti vendita Coop, non si è sbilanciato. Sul bilancio, il direttore generale ha dichiarato che si trova in condizioni migliori rispetto al passato, relativamente ai negozi si è invece limitato a dire che «sono sempre sotto esame. Alcuni vanno molto bene, altri meno». E se i rappresentanti sindacali durante il presidio avevano sostenuto con forza che «non è vero che Unicoop non licenzia e il caso di Maremma Servizi ne è la prova», sull’argomento Canova la pensa diversamente: «Non abbiamo licenziato nessuno – ha concluso – Abbiamo sempre trovato accordi. Lo scorso anno, ad esempio, sono stati impiegati 7 milioni di euro per gli incentivi all’esodo volontario». L’azienda in una nota ha sottolineato che il processo di ristrutturazione in corso «passa da una riduzione di costi di personale. Operazione che si sta svolgendo tramite esodi volontari incentivati e cassa integrazione, in forma limitata solo per la sede e i magazzini».
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