Gioco
L’emodinamica? Non a Piombino
Il sindaco-cardiologo Scalzini di Sassetta: «Meglio San Vincenzo o Donoratico»
SASSETTA. Con Alessandro Scalzini, sindaco di Sassetta, cardiologo piombinese, il Tirreno ha fatto il punto sulla sanità locale, in particolare su questione aperte che ne definiranno il futuro in Val di Cornia. E il cardiologo, una vasta esperienza alle spalle, ha idee piuttosto originali sull’ubicazione soprattutto dell’ospedale che possa fare da baricentro per le emergenze cardiache. Bacciata Piombino, Scalzini indica come zona ottimale per Piombino e Cecina paesi ora senza ospedale.
Prima di fare il sindaco ha collaborato da cardiologo alla nascita e allo sviluppo delle Utic (Unità di terapia intensiva cardiologica) di Piombino e Cecina: cosa pensa del progetto “ospedali in rete”?
«In medicina lavorare in rete è una necessità, purché ci sia confronto, collaborazione, scambio di idee e programmi e, quando necessario, di personale. L’innovazione di questo progetto sta nella valutazione delle esigenze di un territorio e non di una provincia. Non ho visto valori aggiunti agli schemi precedenti».
Cosa ne pensa del progetto emodinamica dell’Asl 6?
«L’analisi attenta della rete dell’infarto presentata dall’Asl è una ricchezza che permette già da sola di migliorare il percorso del dolore toracico, in termini di potenziamento della rete 118 e dell’informazione sanitaria: dimostra che da alcune zone non ci può essere un accesso in tempi adeguati per poter effettuare un trattamento di angioplastica d’urgenza. La soluzione di predisporre un laboratorio di emodinamica nel presidio ospedaliero di Piombino presenta, però. molti punti deboli: accessibilità stradale, lontananza dalla cardiochirurgia e dalla chirurgia vascolare, numero insufficiente di angioplastiche all'anno che va a discapito della manualità degli operatori. Le linee guida del Gruppo italiano di studi emodinamici prevedono un numero minimo di 75 angioplastiche all’anno per operatore».
Poi c’è il discorso delle distanze...
« Il trasporto del malato da Cecina o da Rosignano, infatti, sarebbe più breve verso l’emodinamica di Livorno e questo potrebbe ridurre ulteriormente il numero di interventi di angioplastica effettuati a Piombino. È comunque apprezzabile lo sforzo dell’azienda nella ricerca di rendere omogeneo l’accesso in tempi brevi a un laboratorio di emodinamica per trattare un infarto miocardico acuto e ridurne le complicanze a breve e lungo termine. Ma ci sono anche altre criticità legate al personale medico necessario. Secondo le linee guida, i cardiologi per ogni laboratorio devono essere almeno 4, di cui 1 formato in un centro di 3° livello in cui ha effettuato almeno mille angioplastiche come primo operatore. Qui si apre a mio avviso il vero problema, che riguarda tutta la specialistica ospedaliera: la mancanza progressiva di medici in Italia. Il numero chiuso nelle facoltà di Medicina non garantisce il turn over con i medici che e a breve saranno pensionati. Per formare un medico specialista servono almeno 10 anni, per cui se da quest’anno venissero riaperte le barriere del numero chiuso, avremmo un numero sufficiente di medici tra 11 anni almeno».
Quali soluzioni si possono ipotizzare?
«Credo fermamente nell'ipotesi di un ospedale unico e non in rete, in un punto nevralgico del territorio (San Vincenzo o Donoratico), rivolta a unire le forze di due ospedali e farne uno equidistante da tutto il territorio che possa sopperire ai problemi che ho elencato (anche punto nascita unico equidistante). La vera urgenza che vedo e su cui baserei un progetto immediato è il collegamento tra territorio (distretti) e reparti ospedalieri attraverso la telemedicina, per creare una rete che metta in diretto contatto il paziente (a casa sua) con i centri specialistici di strutture ospedaliere anche lontane e di eccellenza. Un sistema, quindi, in cui, per alcune prestazioni, il medico è il supervisore e regista e gli attori principali sono i paramedici e le associazioni di volontariato e di autoaiuto».
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