Il Tirreno

Tutti in attesa della firma Settimana clou per Jindal

Tutti in attesa della firma Settimana clou per Jindal

Avvocati di Cevital e di Jsw ancora al lavoro: poi saranno il Governo e il sindacato a valutare il Piano industriale. Ma servono ammortizzatori sociali per altri 4 anni

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PIOMBINO. È la settimana più attesa sul fronte della trattativa tra Jindal e Cevital per il passaggio dello stabilimento siderurgico Aferpi al gruppo indiano. I due team legali che seguono le parti hanno lavorato anche negli ultimi giorni per arrivare a un accordo.

Ogni giorno viene dato per buono da chi segue da vicino la trattativa, per una firma che avrà un valore nell’intesa tra le parti, ma su cui il Governo, in virtù del potere di sorveglianza prorogato lo stesso giugno, dovrà poi dare una valutazione, consistente nell’approvazione o meno del piano industriale.

Oggi si capirà se sarà appunto questa settimana quella nella quale si consumeranno tutti i passaggi, compreso quello che prevede il primo confronto ufficiale tra la nuova proprietà delle acciaierie e il sindacato.

Sia il ministro Carlo Calenda che il presidente Enrico Rossi probabilmente immaginavano tempi più rapidi per la definizione dell’accordo, essendoci già un’intesa di massima, ma a prescindere dal raggiungimento dell’intesa fra le parti, si capisce che ancora molti sono gli elementi da chiarire.

A partire dal piano industriale e dai tempi per realizzare la nuova acciaieria elettrica oltre conseguentemente quali ammortizzatori sociali potranno essere usati per un piano che – secondo indiscrezioni mai smentite – avrà uno sviluppo non inferiore ai quattro anni prima di tornare a produrre acciaio. Si potrà poi finalmente capire anche che modi e tempi avrà il piano di demolizioni, che dovrebbe ricalcare quello già pronto da un paio d’anni per Cevital.

Primo obiettivo di Jsw sarà comunque la ripartenza dei tre laminatoi e la progettazione del quarto impianto per i coils. Sajjan Jindal vuole rientrare nel mercato rapidamente e per questo in India si starebbe già lavorando per uniformare le misure dei semiprodotti a quelle necessarie per gli impianti piombinesi. Per la ripartenza è previsto un investimento minimo, nell’ordine di 10-15 milioni destinati ai laminatoi.

Intanto fa sentire la sua voce l’Usb, che pur non avendo delegati nel consiglio di fabbrica di Aferpi, chiede di essere convocato al Mise insieme a Fim, Fiom, Uilm e Uglm, non appena ci sarà la firma tra le parti, «visto che a Piombino rappresentiamo una parte di lavoratori Aferpi». Usb vuole essere presente «perché tutti i lavoratori devono essere rappresentati dai propri sindacati, vista l’importanza della discussione. Per noi è importante che riprenda prima possibile la marcia dei tre treni, ma soprattutto che si torni alla solidarietà al 50%, che permetterebbe una rotazione di circa 1500 lavoratori».(cloz)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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