Il Tirreno

Sull’eternit un silenzio “d’amianto”

di Daniele Perini
Pezzi di eternit nella sabbia
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Pezzi di eternit nella sabbia

Nessuno parla, la rimozione dei detriti resta un giallo. E dalle dune spuntano anche cavi elettrici

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PIOMBINO. A meno di una settimana dal nostro primo articolo riguardo le condizioni della spiaggia piombinese di Torre Mozza, torniamo a parlare di quelli che sono gli sviluppi di una vicenda delicata. Soprattutto dopo che il materiale rinvenuto e fotografato, tra cui pezzi di eternit, sono scomparsi senza sapere chi, e in che modo, li ha rimossi.

Senza andare a cercare responsabilità e attribuire colpe, il Tirreno la scorsa settimana ha accolto una segnalazione di una turista fiorentina che è solita frequentare il lido che chiude il tratto di costa del comune di Piombino. Le segnalazioni raccontavano di un potenziale pericolo per tutti i soggetti che frequentano la spiaggia. La turista che ci ha contattato poco più di una settimana fa, infatti si interroga da più anni su cosa si trovi all’interno delle dune costiere che separano la spiaggia di Torre Mozza dalla pineta che la precede. Una vera e propria richiesta di aiuto, in presenza di materiale potenzialmente pericoloso, e bambini che ci giocavano attorno.

Abbiamo potuto constatare la veridicità della sua segnalazione. Come abbiamo già raccontato, infatti, molte delle dune costiere sembravano essere piccoli depositi interrati di materiali e macerie che, verosimilmente, costituivano il corpo di piccole baracche ed insediamenti che nei passati decenni hanno occupato proprio quella zona di spiaggia. Per poi essere abbattuti. Così, tra i vari sentieri che dalla pineta accompagnano alla battigia, ci è stato possibile scorgere tubi non più interrati e vari materiali di costruzione: dal cemento, in piloni ancora interrati come pozzi che iniziano a scorgere tra i granelli di sabbia che un tempo li coprivano, fino ad arrivare al materiale che ha preoccupato maggiormente la segnalatrice della nostra prima notizia, l’eternit presente in più tratti della spiaggia. A pochi giorni di distanza, e dopo un altro sopralluogo, abbiamo appurato che i detriti e le tracce degli insediamenti sono scomparsi. Ma chi sia stato resta un mistero.
Nel corso di questi giorni il nostro lavoro di ricerca di informazioni ha potuto appurare la competenza dei Parchi Val di Cornia, come raccontano anche i cartelli di descrizione della fauna e della flora marittima della zona all’ingresso della pineta adiacente alle dune, e dopo la nostra denuncia, il comune di Piombino, che prontamente ha inviato sul posto una pattuglia dei Vigili Urbani sul posto. Chi altro è intervenuto successivamente?
Ieri siamo dunque tornati sul luogo per provare a capire. Nell’arrivare sulla spiaggia, abbiamo parlato con un ambulante che frequenta il posto ed alcuni turisti.

Sia l’ambulante, che ci ha detto di aver frequentato ogni giorno la pineta, che i turisti presenti, si sono detti sorpresi di una pulizia da quel tipo di detriti. Per ciò che raccontano, infatti, in questi giorni sono stati avvistati solo gli ordinari interventi di raccolta rifiuti delle pattumiere presenti in pineta, nessuno avrebbe visto addetti comunali o ambientali lavorare alla rimozione dei detriti di eternit o, più semplicemente, di quelli costituiti da materiali poco impattanti e più sicuri, quali plastiche e cemento, anche quelli non più presenti.

Rimangono visibili però tantissimi altri detriti ed ogni genere di materiale che stava a costituire le già citate baracche, dai depositi di acqua ancora interrati e difficilmente occultabili, ai cavi di allaccio dell’elettricità che, nei pressi del sentiero immediatamente vicino a Torre Mozza, scende dalla pineta per poi finire sotterrato dalla prima duna che si trova nell’estremo lato sinistro della spiaggia.

Resta da capire ancora però per quale motivo in questi giorni siano stati spostati ed occultati questi materiali. Soprattutto resta da capire se queste manovre sono state fatte nel rispetto delle norme nel trattamento di materiali impattanti come l’eternit che, per le quantità che presumibilmente occupano ancora i terreni sottostanti alle dune, continua a polverizzarsi mischiandosi alla sabbia e alla terra che costituiscono le tanto protette dune costiere.

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