Il Tirreno

Jindal “ammorbidito” si appresta a firmare

di Paolo Carletti
Jindal “ammorbidito” si appresta a firmare

Ieri un incontro al Mise. Calenda determinato a chiudere

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PIOMBINO. Non siamo a un passo, ma certamente nella direzione giusta. La trattativa quasi a oltranza al Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Calenda e il suo staff, il governatore Rossi e i suoi collaboratori, e la Jindal South West per l’acquisizione di Aferpi, potrebbe chiudersi nelle prossime ore. Le parti stanno faticosamente limando quegli ostacoli che ancora impediscono di chiudere la trattativa, ma ieri al Mise di passi avanti - sempre di quelli si parla - ne sono stati fatti. Nel pomeriggio in città si era diffusa la voce che Jindal avesse firmato la maxi transazione. Così non era. Forse in certi momenti della discussione ci siamo andati vicini, ma nero su bianco ancora non c’è. Probabile - ma non ci sono conferme ufficiali - che sia stato redatto un altro documento che elimina alcuni degli impedimenti sollevati dall’acquirente indiano.

Si tratta ancora insomma, e i sindacati aspettano in un clima che dopo l’ultimo incontro (del 19 aprile scorso) un po’ controverso, sembra essere tornato buono per arrivare a un risultato. Jindal ha concluso ormai la due diligence su conti e impianti di Rebrab, e qui sta il primo punto. Il magnate indiano della siderurgia ha chiesto una riduzione del prezzo di acquisto dopo aver preso visione dell’impiantistica (inizialmente si parlava di un prezzo di 60 milioni di euro), e probabilmente anche Rebrab - peraltro ieri assente, ma c’erano alcuni suoi collaboratori - potrebbe scendere a più miti consigli vista la condizione fatiscente delle acciaierie ormai ferme da molto tempo. Si è discusso anche di obblighi ambientali - un tasto difficile nei colloqui con la multinazionale indiana - e in questo caso è possibile che il governo, con il ministro Calenda, abbia cercato un compromesso per arrivare a una definizione per quanto riguarda bonifiche, vecchie discariche, e tutto quanto ci sarà da rivedere se tutto andrà a buon fine. Si cerca di procedere velocemente ed è possibile che nei prossimi giorni sia presentato il piano industriale. Jindal - nell’ipotesi di firma e accordo - andrebbe avanti con i tre laminatoi, e ha ribadito l’impegno di riprendersi in casa tutti i 1.800 lavoratori delle acciaierie. Lavoro ce ne sarebbe però soltanto per 700 nei laminatoi, un numero comunque sufficiente per poter ancora accedere agli ammortizzatori sociali in attesa di una decisione sui forni elettrici (l’altoforno è definitivamente cassato).

Comunque andrà per tornare a una produzione degna di tal nome si dovrà aspettare del tempo. Anni. Quattro, forse meno. Dipende anche dalla sponda che la Jsw troverà nel governo (passaggio difficile vista la situazione politica nazionale). Intanto i sindacati - che in questa fase stanno giocoforza alla finestra - aspettano il 3 maggio per il Consiglio di fabbrica, ma c’è la possibilità che prima di quella data Jindal si presenti con il piano industriale e non ci sia bisogno di tornare a far sentire la protesta. Regione e Ministero hanno infgatti intenzione di rivedere Jindal e i suoi collaboratori a stretto giro di posta. Vogliono chiudere la trattativa, e Calenda è molto determinato in questo. Le prossime ore, o comunque giorni anche se festivi, potrebbero sussurrarci finalmente la parola fine di questa agonia.

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