La protesta
Ulivi ko, si vedono ora i guasti di Burian
Monteverdi: piante danneggiate, secche e senza foglie. Coltivazioni in ginocchio dopo l’ultima ondata di gelo
MONTEVERDI. Si vedono adesso i guasti del Burian di fine febbraio. Mentre le piante non danneggiate dal gelo mostrano i primi segni della ripresa vegetativa, gli ulivi perdono le foglie, assumono forme mai viste, i rami sembrano arbusti secchi, lunghe fessure percorrono la corteccia delle branche e dei tronchi. In certi uliveti, dove i meno 12-13 gradi con vento furioso, pioggia e nevischio hanno colpito con estrema “cattiveria”, lo scenario ricorda scene da “The day after”. Ma purtroppo non siamo al cinema, è la realtà di molti terreni olivati, a Canneto, a Gualda, a Monteverdi. Senza esagerazioni. E forse incredibile per chi vive in territori diversi o lontani da questo, come sulla costa, nel Suveretano, nel Campigliese dove gran parte delle piante fortunatamente si sono salvate.
È piena di sconforto l’analisi di Carlo Venturi, direttore della Tenuta di Canneto, dove la grande trasformazione da pascolo a vigneto degli ultimi anni, con risultati positivi sanciti all’ultimo Vinitaly, ha interessato anche l’ulivo, con nuovi impianti in aggiunta alle presenze in produzione da decenni per complessive 2.500 piante: «Un disastro! Zero foglie, piante gravemente danneggiate, forse irrecuperabili - dice Venturi - Colpa della pioggia ghiacciata più che del vento gelido e furioso. Adesso lasciamo che la natura faccia il suo corso e speriamo si salvi qualcosa. Più avanti dovremo esaminare gli ulivi uno per uno e, all’occorrenza, tagliare le parti seccate. Certo è che quest’anno olio non se ne fa punto».
I numerosi piccoli olivicoltori della zona sono al pari in trepidante attesa del risveglio della natura: chi ricorda la gelata del 1985 teme che sarà necessario –come allora – segare al piede le piante con scortecciature profonde lungo il tronco, ma la maggior parte è orientata ad aspettare: la speranza di una (improbabile) rinascita è l’ultima a morire.
Alessandro Colletti nella sua azienda agrituristica, tra le prime sorte in Italia, coltiva da sempre un campo di ulivi ben esposti lungo la Maremmana. Per passione è diventato assaggiatore professionale di olio e da oltre un decennio è presidente della giuria che a novembre assegna la palma del miglior olio del territorio monteverdino nel concorso promosso dal circolo Badivecchia. Commenta: «Danni alle cortecce, appassimento e perdita di foglie sono le conseguenze subito evidenti della bufera di gelo che ha colpito il nostro territorio. Più in basso ho notato, soprattutto nei nuovi impianti, segni di asfissia e foglie di colore grigio. Che fare? Un po’ di rame dove ci sono cortecce danneggiate male non fa, serve come disinfettante. Per il resto non c’è che aspettare e incrociare le dita».
«Secondo una stima della Confagricoltura – informa Carlo Macchioni, consigliere delegato all’agricoltura di Monteverdi – soltanto il 10 per cento delle piante sono state danneggiate nel Pisano. Un dato medio orientativo, mentre sono in corso rilevazioni dettagliate per una stima effettiva dei danni. Al momento si sta valutando se spostare al 30 giugno la scadenza per la richiesta di rimborsi da parte delle aziende agricole che prevedono raccolti inferiori del 25% a quelli dell’anno precedente».
Infine un report agronomico, diffuso agli associati da Terre dell’Etruria, interviene su una molteplicità di situazioni con relativi consigli. Per una zona disastrata assimilabile a Monteverdi «sarà utile dove possibile effettuare una lavorazione del suolo per favorire l’interramento del concime, l’arieggiamento e l’ingresso di aria calda, di stimolo a una più rapida ripartenza dell’attività radicale stessa». Piante ormai secche o in lenta tardiva ripresa lasciano comunque speranze agli olivicoltori: in autunno da queste parti l’olio extravergine sarà merce rara.
Giorgio Piglia
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