Sicurezza
«Aferpi, ora intervenga lo Stato»
Camping cig preoccupato dal futuro con Jindal: nessuna certezza, occorre un nuovo commissario
PIOMBINO. Le indiscrezioni del “Tirreno” sugli ultimi sviluppi della vicenda Jindal portano Camping cig a sostenere che «il termine di fine aprile per la presentazione di uno straccio di Piano industriale non verrà rispettato. Il quadro prospettato è la ripresa della laminazione con semiprodotti provenienti da altri impianti Jsw. Le conseguenze sono due: il numero di occupati sarà largamente inferiore al numero necessario per poter utilizzare i contratti di solidarietà, mentre Jsw potrà importare i suoi semiprodotti in Italia (e quindi in Europa) senza pagare tasse di importazione e quindi realizzando enormi guadagni».
Per l’associazione «le demolizioni ipotizzate sono funzionali al solo utilizzo di stoccaggio per semilavorati e prodotti finiti, senza nessun vero piano di utilizzo. La conseguenza: il porto sarà ancora una volta ostaggio della multinazionale».
Inoltre «Jsw non accetta che il ruolo di sorveglianza del governo si prolunghi. Vuole assoluta mano libera. Come prima conseguenza questo ci riporta a quanto dicevamo sull’importazione di semilavorati senza tassazione: senza un adeguato controllo sarebbe facile per Jsw superare la proibizione di vendere anche semilavorati (ormai proprietà di una consociata) in Italia e/o in Europa».
Per Camping cig nel deriva «un’altra conseguenza, gravissima per i lavoratori, che sarà il non rispetto di regole di organizzazione del lavoro, di orari, di norme di sicurezza, oltre al ricatto rappresentato da una massa elevata di lavoratori “di riserva».
Il giudizio dell’associazione di lavoratori è che «Jsw sta facendo un tour politico (Comune, Regione, Stato) finalizzato a ottenere finanziamenti in forma diretta o indiretta: facilitazioni, garanzie di vario tipo per non dover pagare Cevital e soprattutto non partecipare in nessuna forma al finanziamento delle bonifiche. La conseguenza è sempre la stessa: lo Stato paga per svendere il patrimonio industriale. Dulcis in fundo, Jsw – prosegue l’associazione – dichiara che è interessata a fare una nuova acciaieria, ma ha bisogno di almeno 18 mesi per lo studio di fattibilità. Cioè per dirci se è vero che farà l’acciaieria».
Infine per Camping cig «in ogni caso la stima più ottimista è di quattro anni per avere una acciaieria. Chi crede che il territorio possa resistere? Certo non i lavoratori, che nel frattempo avranno perso anche gli ammortizzatori sociali; ancor meno i lavoratori dell’indotto. Col porto bloccato, con le aree ipotecate nessun serio tentativo di diversificazione sarà possibile e quindi tutto il settore di microimprese è destinato a ridimensionarsi e in buona parte a scomparire».
Per questo l’associazione ritiene che «l’unica soluzione vera, possibile, è che lo Stato consideri lo stabilimento di Piombino un’attività strategica, e ne assuma il controllo, con la nomina di un Commissario straordinario con l’incarico non di vendere la fabbrica ma di rimetterla in condizioni di produrre e di farne una fabbrica siderurgica modello per l’Italia».
«Contemporaneamente un vero piano di bonifiche, agganciate a un Piano di utilizzo del territorio. Ai sindacati, lasciati ai margini di ogni discussione – è la conclusione – spetta il compito di trasformare queste indicazioni in una vera e propria vertenza, con mobilitazioni forti e incisive».
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