Gioco
Monteverdi nella rete delle scuole senza zaino
MONTEVERDI. Scuola nuova, insegnamento nuovo: non è uno slogan, ma un progetto ambizioso che vede come capofila il Comune supportato dalla Regione e dall’Istituto comprensivo Tabarrini di Pomarance...
MONTEVERDI. Scuola nuova, insegnamento nuovo: non è uno slogan, ma un progetto ambizioso che vede come capofila il Comune supportato dalla Regione e dall’Istituto comprensivo Tabarrini di Pomarance nella cui giurisdizione didattica operano Primaria e Materna di Monteverdi. È anche una sfida nella quale l’amministrazione locale gioca un ruolo importante, mentre quello decisivo tocca alle famiglie e agli insegnanti: serve consenso e, di più, disponibilità ad esplorare nuove strade senza pregiudizi.
«La scuola resta aperta se si cambia metodo» è il messaggio lasciato filtrare dalle stanze del municipio mentre si sta perfezionando l’iter tecnico-operativo per la costruzione del nuovo edificio scolastico omnicomprensivo sull’area di via San Martino, dove fino a poche settimane fa sorgeva la vecchia elementare/materna non sicura dal punto di vista sismico. In altre parole, non basta costruire una nuova struttura se poi le aule sono semivuote perché, com’è accaduto in questi anni, al calo demografico si somma la convinzione (o presunzione?) che altrove l’insegnamento è migliore e perciò le famiglie non mandano i figli alla scuola di Monteverdi. Ma come invertire la tendenza? Ecco allora affacciarsi l’idea di una scuola nuova anche perché vi si realizza un modello di insegnamento nuovo. «Dal prossimo anno – annuncia Alessandra Luisini, consigliera delegata alla Cultura – partiamo con il progetto “a scuola senza zaino”: una scuola di qualità, nata in Toscana, sperimentata con successo già in diversi comuni».
Il modello “senza zaino” è stato realizzato per la prima volta a Lucca nel 2002; oggi è adottato da un centinaio di scuole di tutta Italia, numerose sono in Toscana che si avvalgono di finanziamenti ad hoc regionali.
L’organizzazione interna è completamente rivoluzionata. Non più divisioni in classi, ma spazi aperti, organizzati in laboratori e attrezzati con arredi e materiali didattici che definiscono le aree di apprendimento. Ecco allora la prima novità: dall’insegnamento calato dall’alto (della cattedra) si passa all’apprendimento che nasce dal basso, i bambini sono i “fabbricatori” del loro sapere partecipando alle attività individuali e di gruppo. La seconda è che i bambini non dovranno più caricarsi sulle spalle zaini pesanti, pieni di libri e di materiali didattici, perché troveranno già tutto l’occorrente nella scuola: dai giochi ai computer.
Porteranno con sé soltanto una cartellina per i compiti a casa. Alcune parole sono alla base del modello “senza zaino”: ospitalità (spazi aperti tipo ufficio “open space” e non più aule divise da muri), responsabilità (gli studenti sono protagonisti del proprio apprendimento), comunità (l’apprendimento è frutto di relazioni tra alunni che si esercitano in coppia o in piccoli gruppi).
In questo contesto innovativo anche l’insegnante ha un ruolo nuovo. Serve una formazione specifica. «I nostri insegnanti – sottolinea Luisini – sono consapevoli della necessità del cambiamento a partire dal prossimo anno scolastico. Questo progetto di scuola di qualità è stato già discusso congiuntamente dalla nostra amministrazione comunale, dagli insegnanti interessati e dalla prof. Daniela Pampaloni, direttrice dell’Istituto comprensivo di Montescudaio-Fauglia e referente nazionale del progetto». Infine, qualche difficoltà potrebbe sorgere nel raccordo con i docenti della Media dove gli incarichi annuali non favoriscono l’attività specifica di formazione. Ma guai ad essere pessimisti ora che il progetto è in cantiere. Il nuovo edificio dovrebbe essere pronto per il 2019-2020. (g.p.)
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