Il Tirreno

«No a un piano prendere o lasciare»

«No a un piano prendere o lasciare»

I sindacati chiedono un confronto con Jindal e il prolungamento della sorveglianza governativa

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PIOMBINO. Non piace al sindacato il percorso che sta portando al passaggio delle acciaierie Aferpi da Cevital alla Jsw di Sajjan Jindal.

Una riunione al ministero la scorsa settimana presentata come di carattere esclusivamente tecnico, e quindi limitata alla partecipazione della Jsw e delle istituzioni, ha rinviato di fatto la presentazione del piano industriale. Così i sindacati, al di là di indiscrezioni e di qualche anticipazione raccolta in azienda, che comunque hanno fatto intendere la previsione di tempi molto lunghi – non meno di 3-4 anni – per il completamento del progetto, sono preoccupati in particolare dalla questione occupazionale.

Per questo, dopo un incontro ieri in Regione che non è servito a rispondere ai loro dubbi, avvertono che non accetteranno un piano presentato all’ultimo momento senza la possibilità di discuterlo, e chiedono – scottati dall’esperienza con Cevital – il prolungamento da parte del Governo del regime di sorveglianza (che scade a giugno 2019) sugli investimenti.

Ieri dunque a Firenze, dal confronto tra le segreterie Fim, Fiom, Uilm, i coordinatori rsu e la Regione, presente Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Enrico Rossi per le questioni del lavoro, «non sono emerse particolari novità – dice una nota del sindacato – rispetto alle indiscrezioni che già erano emerse dopo l’incontro tra i vertici Jindal e le varie istituzioni il 6 aprile al ministero dello Sviluppo economico».

Fim, Fiom e Uilm spiegano quindi che «è stato confermato che la due diligence è sostanzialmente terminata e da questa settimana sono iniziati gli incontri specifici con le singole istituzioni. Presumibilmente tra due settimane si attiveranno i tavoli con la presenza delle organizzazioni sindacali». Il sindacato quindi ha fatto presente «che i tavoli tecnici sono importanti per trovare le soluzioni specifiche e limare le eventuali distanze tra le necessità dell’imprenditore e le garanzie richieste dalle varie istituzioni», ma ha anche evidenziato «che ai lavoratori e al sindacato che li rappresenta non potrà essere presentato un quadro “prendere o lasciare”».

Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato che, «dovendo rappresentare gli interessi di migliaia di lavoratori», non si accontenteranno «di un ruolo da comparsa».

«In buona sostanza – hanno concluso Fim, Fiom e Uilm – non accetteremo di trovarci a dover solo sottoscrivere un accordo preconfezionato. Serviranno in primis garanzie in merito alla salvaguardia occupazionale e del reddito dei lavoratori in un progetto, che dalle indiscrezioni annunciate, risulta ancora molto lungo prima di potere tornare a produrre acciaio a Piombino». Per questo il sindacato ritiene «necessario prorogare il periodo di sorveglianza fino a che gli investimenti previsti non diverranno effettivi». (cloz)



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