Il Tirreno

luoghi storici e percorsi da scoprire 

Reperti della casermetta 3 In studio il programma di visita

PIOMBINO. Fortini che raccontano di guerra sbucando dalla vegetazione a Montemazzano come al Falcone: Piombino dagli anni Venti tra le location d’interesse marittimo nazionale, dove la regia marina...

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PIOMBINO. Fortini che raccontano di guerra sbucando dalla vegetazione a Montemazzano come al Falcone: Piombino dagli anni Venti tra le location d’interesse marittimo nazionale, dove la regia marina ne ha tracciato le difese.

«Le batterie contraeree – spiega Gianpiero Vaccaro, anche nel direttivo Microcosmo che cura il parco di Punta Falcone – erano quattro: la 190 al Semaforo, sopra la collina di Montevento, all’ingresso del porto. La 191 a Montemazzano (Quattro pini), aperta e conservata bene. 207 a Montecaselli, poggio che “controlla” Cotone-Poggetto. 208 a Poggio al Molino a Baratti (parco Villa del Barone). Le postazioni del Falcone sono anti nave, batteria Galeazzo Sommi Picenardi, senza numero».

A metà settembre 2017, al Falcone, cerimonia d’inaugurazione del cippo per i caduti e dei nuovi tabelloni con foto, mappe, documenti esposti alla riservetta 3. Poi più niente. «Stiamo organizzando – assicura Vaccaro - il programma di visite da maggio almeno una volta la settimana per cominciare». Memorie storiche tra luoghi e percorsi da scoprire: ovunque.

Punta Falcone, fin dall’antichità sede di postazioni militari per controllo e difesa costiera. Ora una piccola lapide ai caduti all’ingresso del parco. Alla riservetta 3 (l’unica visitabile su 5) si possono riscoprire fatti della Seconda guerra mondiale attraverso reperti originali e cartelloni. C’è anche quello che, in tutte le scuole della Repubblica, per anni ha invitato i ragazzi a non toccare le “bombe inesplose” pena la vita (e tra i nati degli anni Cinquanta, ogni mattina, ne spaventava parecchi...).

Qui tutto è “particolare”, persino il “trasloco” del cippo: piccolo monumento ai caduti deposto, in una cittá ancora ferita dalla guerra - il 4 novembre 1949 -, da un gruppo di ex marinai all’allora Stazione Semaforica; poi per decenni proprio questa grande roccia con sopra una targa in marmo bianco dimenticato da tutti sul Montevento, coperto da rovi, detriti e spazzatura. Solo grazie all’impegno del Gruppo di Piombino “Ilario Zambelli” dell’Associazione marinai d’Italia e di Microcosmo grazie alla disponibilità del Gruppo ormeggiatori del porto ed alla professionalità dell’impresa Stmp srl, il cippo, che pesa oltre una tonnellata, è stato con gran cura trasportato a Punta Falcone dove, ripulito e restaurato, è visibile a tutti proprio all’ingresso della ex batteria Sommi Picenardi. Così la storia parla al cuore e va ad aggiungersi allo scrigno di natura e memoria che è il Falcone. (c.c.)

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