Il Tirreno

C’è più tempo per chiedere i danni del gelo

di Annalisa Mastellone
C’è più tempo per chiedere i danni del gelo

La Regione ha spostato al 24 aprile la scadenza delle domande di riconoscimento dello stato di calamità

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VENTURINA. La Regione ha prorogato la scadenza per raccogliere le segnalazioni per i danni da gelate finalizzate al riconoscimento dello stato di calamità naturale: il termine ultimo (inizialmente era il 30 marzo) è stato spostato al 24 aprile.

Sarà questa una ricognizione necessaria al fine di verificare se sussistono le condizioni per avere un risarcimento.

Stiamo parlando delle richieste di sostegno avanzate dagli imprenditori agricoli della Val di Cornia, dove il gelo portato da Burian a fine febbraio ha gravemente danneggiato le colture, in particolare quella del carciofo, simbolo della produzione locale. Ma anche fave, asparagi, e altri ortaggi.

«La condizione per avere un risarcimento – ribadisce la Cia di Livorno – è che l’impresa abbia subito un danno superiore al 30% della produzione lorda vendibile».

Quindi se la produzione totale di un’azienda vale 100, 30 deve essere di carciofo. Nell’immediato fu fatta una stima economica dei danni, considerando dai 400 ai 600 ettari di coltivazioni a carciofo si parlava di oltre 6 milioni di predite. E senza considerare l’indotto. A più di un mese di distanza si cerca di ricalcolare l’entità del danno, che, a sentire varie aziende locali, è stato a macchia di leopardo. Poi, la speranza che ha accompagnato questi giorni è che si riesca a raccogliere ancora qualcosa che sia vendibile. «All’inizio si fece un conto approssimativo – spiega Pierpaolo Pasquini, presidente provinciale Cia, con un’azienda agricola a Suvereto -, considerando di 12mila euro il valore della produzione lorda vendibile di un ettaro e moltiplicandolo per 500 ettari arrivi a 6 milioni, se aggiungi l’indotto si arriva anche a 10milioni. Ma ora, fare una stima aggiornata risulta difficile, perché siamo in attesa di cosa darà la campagna».

Se qualcosa si salverà, bisognerà aspettare fine aprile inizio maggio, aveva già detto allora. Le aziende infatti stanno raccogliendo qualcosa, ma il prodotto non è qualitativamente a posto: anche se bello e verde fuori, il carciofo tagliato dentro è nero. E c’è chi si è trovato a scartare oltre la metà del raccolto arrivato in magazzino, perché non idoneo alla vendita.

«Quello che posso dire, avendo ascoltato anche i miei colleghi – aggiunge – è che la coltivazione del carciofo ha avuto un danno sicuro almeno del 50 o 60%. Poi va detto che non c’è omogeneità nelle zone colpite, ad esempio tra Venturina e San Vincenzo i danni sono stati minori che nelle zone più a sud. Però il danno c’è: oltre al raccolto di marzo andato quasi interamente perduto, bisogna considerare anche il ritardo di produzione».

Il passaggio di Burian ha portato temperature fino a -9 gradi, compromettendo le colture in tutta la regione. Cia Toscana chiese immediatamente lo stato di calamità. «Per avere un risarcimento – spiega Pasquini – la legge prevede che un’azienda debba avere il 35% del danno globale, vale a dire di tutte le colture che ha. Quindi, aziende che coltivano solo carciofi o che hanno due colture possono anche arrivarci, ma c’è chi ha tante colture anche estive e quindi non è possibile capire nell’immediato l’entità del danno sulla produzione vendibile».

Qualche imprenditore ha avviato la segnalazione sul sito di Artea Toscana (Azienda regionale per le erogazioni in agricoltura). «Ma c’è chi mi ha già detto che rinuncerà a farlo – sottolinea – perché il meccanismo di inserimento dei dati per la denuncia è lungo, almeno tre ore, e farraginoso, troppa burocrazia».

Situazione difficile anche per altre colture. «Le fave da orto – precisa – sono sempre vive e belle, ma fino a ora non c’è neanche un baccello, dovevano raccogliersi 15 giorni fa ma si andrà probabilmente a fine aprile se tutto va bene. Io ho anche albicocchi, e la mia produzione di frutta non avrà neanche un’albicocca, quelle precoci sono distrutte».

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