Il Tirreno

Jindal, piano di demolizioni da avviare entro l’anno

di Cristiano Lozito
Jindal, piano di demolizioni da avviare entro l’anno

Al Mise incontro tecnico, dieci giorni per presentare il Piano industriale Confronto sulle procedure amministrative per la ripartenza dello stabilimento

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PIOMBINO. Un primo round d’investimenti nell’ordine di 10-15 milioni per i laminatoi, da far ripartire nel più breve tempo possibile, un piano di demolizioni che potrebbe essere avviato entro quest’anno. Saranno queste le prime mosse della Jsw una volta entrata in possesso della ex Lucchini, operazione che ieri al Mise i rappresentanti di Sajjan Jindal hanno confermato di voler completare entro la fine del mese.

Incontro tecnico ad alto livello, quello di ieri al Mise, in cui «sono stati richiamati – dice una nota del ministero dello Sviluppo economico – i primi contenuti del futuro piano industriale per il rilancio delle acciaierie».

Al confronto convocato dal ministro Carlo Calenda hanno partecipato la delegazione indiana guidata dal vicepresidente di Jsw, Arun Maheswarnn, i ministeri dell’Ambiente e del Lavoro, la Regione, il Comune di Piombino, l’Agenzia del demanio, l’Autorità portuale e Invitalia.

Jsw si è presentata formalmente illustrando il ventaglio delle proprie attività: numerose fabbriche siderurgiche in India, due stabilimenti negli Usa, proprietà di miniere di ferro e carbone in varie parti del mondo, la logistica portuale con la gestione di 5 porti in India. «L’incontro è servito per coordinare il confronto – dice la nota del Mise – fra i diversi soggetti istituzionali interessati alla transizione e a fare il punto sulle procedure amministrative necessarie alla ripartenza dell’attività e al rilancio del sito industriale».

Così la prossima settimana sono in calendario incontri specifici con tutte le amministrazioni interessate, «per arrivare entro una decina di giorni – spiega il ministero dello Sviluppo economico – a un incontro collegiale, aperto anche alle organizzazioni sindacali, per la presentazione dei lineamenti di un vero e proprio piano industriale».

Jindal dunque prima di chiudere l’accordo con Issad Rebrab vuole chiarire tutte le questioni preliminari, in particolare quelle legate ai vincoli ambientali e alle responsabilità sulle bonifiche. Ma l’approccio professionale della delegazione indiana sembra essere piaciuto un po’ a tutti i partecipanti.

Se infatti l’obiettivo è chiudere entro il mese ci vorrà rapidità e competenza per nelle tre settimane che restano per puntualizzare tutti gli aspetti sul tavolo.

Così nel prossimo incontro le istituzioni si attendono chiarezza anche su modi e tempi per tornare alla produzione di acciaio, temi che ieri si sono solo affacciati nel confronto. Enrico Rossi (ieri rappresentato da Paolo Tedeschi e Gianfranco Simoncini) ad esempio, auspica di arrivare in tempi brevi alla «formalizzazione di una proposta complessiva che, oltre alla fase iniziale concentrata sull’attività dei laminatoi, preveda il ritorno alla produzione di acciaio a Piombino, che è il principale obiettivo verso il quale tutti stiamo da sempre lavorando». Dal presidente della Regione (che metterà 35 milioni per la riconversione ecologica dello stabilimento) arriva l’apprezzamento «per l’impegno ribadito anche in questa occasione da Jindal di andare avanti con gli investimenti».

«Si è trattato di un primo incontro esplorativo – sottolinea il sindaco Massimo Giuliani – in cui noi abbiamo illustrato le possibilità di azione in conformità alle nostre previsioni urbanistiche, legate alla variante per la pianificazione delle aree industriali e per reindustrializzazione. Seguiranno approfondimenti specifici – prosegue – con ogni ente e soggetto interessato, già dalla prossima settimana, durante i quali sarà possibile valutare meglio le intenzioni e la coerenza dei piani di Jindal anche rispetto alle previsioni urbanistiche. Inoltre – conclude – il gruppo ha già individuato due fasi di lavoro: la prima concentrata sulle demolizioni, e su questa è già costituito un tavolo con Asl, Comune, Regione e Arpat per snellire le procedure finalizzate agli interventi, e una seconda fase di investimenti e costruzione di nuovi impianti».

Fim, Fiom, Uilm spiegano «di non essere al momento parte in causa, trattandosi di un accordo commerciale», considerando comunque necessario «che quanto prima vengano definiti tutti i punti centrali in discussione, per giungere alla presentazione definitiva del piano industriale che, come abbiamo sempre ribadito, dovrà garantire la ripartenza dei tre treni di laminazione, la produzione di acciaio a Piombino e una garanzia occupazionale e del reddito per tutti i lavoratori diretti e dell’indotto».



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