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Aferpi: Jindal al Mise svela le carte

Aferpi: Jindal al Mise svela le carte

Oggi l’incontro. Nel piano tempi lunghi per la nuova acciaieria, via subito con i laminatoi. Ma servono altri ammortizzatori

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PIOMBINO. Oggi al Mise istituzioni e Jindal South West si ritrovano un mese dopo l’estenuante trattativa che il primo marzo portò a un preaccordo con Cevital per l’acquisizione di Aferpi da parte del gruppo indiano.

Da quel giorno sono partite le verifiche tecniche, impiantistiche e finanziarie che sembrano aver convinto Sajjan Jindal a completare l’operazione, anzi ad accelerare per arrivare alla firma per l’acquisizione entro la fine del mese.

Restano da chiarire ancora alcuni aspetti, legati a bonifiche, ammortizzatori, costo dell’energia. Per questo oggi al tavolo convocato dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, oltre a Jsw, col vicepresidente Arun Maheswar e Fausto Azzi, alla Regione e al Comune di Piombino, ci saranno rappresentanti di tutti gli enti coinvolti in vario modo nell’operazione delle nuove acciaierie piombinesi, tra cui ministero dell’Ambiente e del Lavoro, Invitalia, Agenzia del Demanio.

Oggi quindi ci si attende che vengano affrontati e chiariti tutti i punti complementari alla ripartenza delle acciaierie.

Al Mise non ci saranno i sindacati, e una presentazione vera e proprio del piano industriale è attesa per la prossima settimana: ma è ovvio che già oggi i temi fondamentali del piano faranno parte del confronto.

Si potrà capire allora se, tramontata l’ipotesi altoforno, il piano prevede non più uno ma due forni elettrici (come sembra logico se l’obiettivo è produrre a regime tre milioni all’anno di tonnellate di acciaio), quali sono gli investimenti e le previsioni occupazionali, e soprattutto i tempi del progetto.

Secondo varie fonti su questo fronte non arriveranno promesse stile Cevital, che si sono rivelate impossibili da rispettare. Prudentemente, dovendo ripartire con lo studio di un progetto industriale e logistico, la produzione di acciaio è attesa in tempi compresi fra i tre e i quattro anni, insomma non prima del 2022.

Ma come si pensa di affrontare un periodo così lungo dal punto di vista occupazionale? Jindal, secondo indiscrezioni che circolano da mesi, ha intenzione di far ripartire subito i tre laminatoi (progettando intanto il quarto, per i “piani”) alimentandoli con i semiprodotti provenienti dall’India. Inoltre è previsto un corposo piano di smantellamenti dell’area a caldo che dovrebbe dare un po’ di respiro anche alle ditte dell’indotto.

Ma è chiaro che per affrontare una traversata così lunga servirà una ricontrattazione degli ammortizzatori sociali, che per i lavoratori ex Lucchini sono in scadenza alla fine di quest’anno.(cloz)



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