Il dolore
Aferpi, ora Jindal accelera In arrivo il confronto al Mise
Venerdì è il giorno possibile per un incontro con Calenda, istituzioni e sindacati su un’ipotesi di piano industriale. Su quale molti punti sono da chiarire
PIOMBINO. Con la due diligence completata nei giorni prima di Pasqua, la Jsw di Sajjan Jindal si prepara all’incontro ufficiale con i sindacati e le istituzioni in cui verrà prospettata «un’ipotesi di piano industriale su Aferpi», secondo la definizione di Fim, Fiom e Uilm. Circola anche una data, quella di venerdì prossimo 6 aprile, per un incontro al Mise col ministro uscente Carlo Calenda, il Governatore Enrico Rossi, il commissario Piero Nardi, il sindaco Massimo Giuliani e i sindacati. Data che però nessuno ieri è stato in grado di confermare, così che il confronto potrebbe slittare all’inizio della prossima settimana.
Il dato importante è che la verifica in fabbrica sembra aver dato risultati positivi. Un lavoro che ha consentito – secondo varie indiscrezioni – di scartare definitivamente l’ipotesi altoforno, anche in relazione alle condizioni degli impianti. Il piano nelle sue coordinate resterebbe quello anticipato da mesi: forno elettrico in Padule, ripartenza dei tre laminatoi e realizzazione di un quarto impianto per i prodotti piani. Obiettivo laminare tre milioni di tonnellate di acciaio all’anno.
Se questo è il quadro generale, appena abbozzato, nulla si sa su tutto il resto, a partire dallo stato delle trattative con Issad Rebrab, per proseguire con i tempi di realizzazione dell’acciaieria a cui è collegato uno dei temi fondamentali del confronto, ossia l’occupazione: si continua a parlare di 1400-1500 occupati a regime, ma anche dell’impegno preso verbalmente nel preaccordo del primo marzo a riassumere tutti i lavoratori (ora poco meno di 1900) fino appunto alla conclusione dei lavori, garantendo così gli ammortizzatori sociali. Ma tra i punti ancora da chiarire restano pure quelli delle bonifiche e delle demolizioni, oltre che del prezzo dell’energia.
Insomma, tutto ciò fa pensare al prossimo incontro come un’occasione per fare il punto e iniziare a discutere dei vari temi sul tavolo, prima della firma dell’accordo conclusivo, che Jindal pare voler accelerare per chiudere con Calenda ancora al suo posto.
Intanto le segreterie di Fim, Fiom e Uilm registrano come «da più parti emerga un cauto ottimismo. Ma il nostro senso di responsabilità ci impone di attendere l’evoluzione dalle parole ai fatti concreti con impegni precisi, presi pubblicamente, sul futuro del sito industriale che dovrà essere “produttivo” e non semplicemente “di trasformazione”».
Dai sindacati, che da tempo si sono attivati «per chiedere garanzie in merito al Piano industriale e occupazionale al Gruppo Jindal e alle istituzioni», arrivano da queste fonti conferme «che la due diligence procede senza particolari problematiche e che siamo nei tempi programmati, che prevedono il termine delle verifiche complessive entro la metà di aprile, per poi arrivare alla presentazione del Piano industriale e iniziare la discussione vera e propria con le organizzazioni sindacali».
Fim, Fiom e Uilm sostengono che in questi giorni «c’è stata un’accelerazione» e che il Gruppo Jindal «è pressoché pronto per la presentazione dell’ipotesi di Piano industriale al ministero e al sindacato fin dai prossimi giorni. Ci siamo già attivati per chiedere un incontro quanto prima sia con i vertici del gruppo indiano che con il ministero per iniziare la discussione».
«Non possiamo più accettare promesse fumose sugli ammortizzatori e sull’occupazione – proseguono – Lo stabilimento per garantirsi un futuro deve ripartire con la riconquista dei mercati e dei clienti persi in questi anni di mancata gestione da parte della proprietà algerina, con la ripartenza della produzione per tre treni di laminazione, e gli smantellamenti che possono dare occupazione anche a parte di quei lavoratori dell’indotto che oramai sono ridotti allo stremo e con gli investimenti per la produzione di acciaio».
Molte domande sull’incontro al Mise arrivano dall’Uglm: «Ci verrà presentato il risultato della due diligence o il piano industriale? – si chiede il sindacato – E nel caso ci verrà proposto un piano già pronto o da discutere? Il Governo uscente avrà il tempo per valutarlo prima di uscire di scena? Perché non vorremmo ripetere l’errore fatto con Rebrab, cioè di dire sì in quattro e quattr’otto a un piano vago, per poi doversi leccare le ferite». (cloz)
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