Il Tirreno

Servono tre milioni solo per i miasmi

di Alessandro De Gregorio
Servono tre milioni solo per i miasmi

Tanto costa completare e collegare i primi 37 pozzi del biogas

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PIOMBINO. Proseguono i presidi e le iniziative di sensibilizzazione. Ma intanto passa il tempo, marzo è agli sgoccioli e con esso le ferie dei cinquanta dipendenti Rimateria. Il 10 aprile riscuoteranno quello che potrebbe essere il loro ultimo stipendio. La discarica infatti è chiusa da mercoledì 21, quando i carabinieri del Noe l’hanno messa sotto sequestro su ordine del giudice delle indagini preliminari. Passa il tempo e si attende la decisione del gip Marco Sacquegna, ma anche la valutazione del pm Massimo Mannucci che conduce le indagini, sull’istanza di dissequestro presentata dall’azienda. Un “no” secco condurrebbe al fallimento di Rimateria e all’abbandono definitivo di una discarica già non a norma. Un dissequestro totale, pur con tutte le cautele e le garanzie del caso, consentirebbe alla discarica di ricominciare a lavorare e ad autofinanziarsi con i conferimenti di rifiuti speciali.

C’è poi un’altra possibilità, quella di un dissequestro parziale. Cioè la riapertura della discarica solo per permetterne la prosecuzione dei lavori di messa a norma. Possibile? In teoria sì, a condizione di trovare tre milioni e qualcosa. Rimateria non li ha, i Comuni figuriamoci, la Regione chissà. E sarebbe solo una soluzione tampone, che però permetterebbe di risolvere almeno il problema dei miasmi.

Bisogna fare un passo indietro, a quando si è detto che Rimateria aveva ereditato la voragine Asiu di 21 milioni. In realtà nel piano di risanamento ambientale e finanziario la cifra di riferimento è di oltre 33 milioni. I 21 del buco di partenza più i 12 e passa del cosiddetto post mortem: i soldi necessari per realizzare la copertura della discarica, il sistema di regimazione delle acque piovane e l’impianto di captazione dei biogas.

Tre milioni servirebbero per i pozzi. Sono 74 quelli previsti, 34 quelli realizzati, 17 quelli fin qui collegati. Rimateria contava di concludere il collettamento di tutti e 34 entro fine giugno. I pozzi del biogas sono perforazioni verticali nel corpo discarica. La loro estremità che esce da terra, la cosiddetta testa di pozzo, ha una valvola manuale che consente di aprire o chiudere il flusso del gas. Queste teste di pozzo devono essere collegate mediante tubi a una stazione di regolazione formata da collettori, ognuno dei quali ha una valvola regolatrice per ogni pozzo di biogas. I collettori sono collegati a un unico collettore più grande, il quale a sua volta tramite un tubo confluisce in una stazione di aspirazione. La stazione ha una valvola soffiante multistadio che aspira il biogas dai pozzi e lo invia ai motori per la produzione di energia elettrica, oppure a una torcia che brucia il biogas.

Questi tre milioni dovevano arrivare dal pagamento per i conferimenti. Finiti i conferimenti, finiti i soldi. Gli altri nove milioni sarebbero serviti per realizzare, entro fine anno, la copertura della discarica e quindi la sua impermeabilizzazione durante le piogge, oltre a un sistema di regimazione di quelle stesse acque: in poche parole, fossi di sgrondo.

«Rimateria è la soluzione, non il problema». Con questo slogan i lavoratori invitano la cittadinanza a un nuovo incontro fissato per martedì 10 aprile, alle 17, al multizonale di Colmata.



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