Sicurezza
Sotto sequestro la discarica di Rimateria
Quattro indagati tra cui il presidente Caramassi per violazione delle prescrizioni ambientali. Impianto chiuso, 46 lavoratori a casa
PIOMBINO. La discarica di Rimateria a Ischia di Crociano è da ieri mattina sotto sequestro preventivo: i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) in esecuzione di un decreto emesso dal tribunale di Livorno su richiesta della Procura, hanno apposto i sigilli all’ingresso dell’impianto di Ischia di Crociano, che occupa uno spazio di circa 70 ettari.
Secondo una nota diffusa dall’ufficio stampa dei carabinieri «la discarica era gestita in maniera non adeguata alle norme tecniche di riferimento e non risultavano rispettate le prescrizioni imposte nell’Autorizzazione integrata ambientale dalla Provincia (2011) e dalla Regione (2016)».
Per questo sono indagati il presidente di Rimateria, Valerio Caramassi, ma anche Barbara Del Seppia, liquidatrice dell’Asiu, Fulvio Murzi, ex presidente di Asiu, ed Enrico Barbarese, ex direttore di Asiu, accusati di aver violato le prescrizioni imposte dall’Autorizzazione integrata ambientale.
I Noe sostengono di aver rilevato nella discarica di Ischia «l’assenza di qualsivoglia copertura, anche provvisoria, circostanza che consentiva alle acque meteoriche di infiltrarsi liberamente nel corpo dei rifiuti, incrementando notevolmente la produzione di percolato. Inoltre è emerso come nella discarica fossero presenti diversi pozzi di estrazione del biogas, nessuno dei quali risultava però collegato a una rete di collettamento che assicurasse la captazione e il successivo recupero energetico/combustione. La mancata aspirazione dei gas di discarica – è la conclusione – determinava, di fatto, la libera dispersione in atmosfera, causando rilevanti emissioni odorigene». Cioè quella puzza che ha causato disagi a chi abita nella zona e le conseguenti proteste.
Al centro del provvedimento di sequestro c’è infine la contestazione a Rimateria da parte dei carabinieri del mancato rispetto della «diffida con la quale il 29 novembre dell’anno scorso la Regione aveva imposto al gestore dell’impianto di attuare tutte le azioni e gli interventi necessari a ricondurre la gestione della discarica nel rispetto delle prescrizioni imposte dall’Aia», verificato con «un’ulteriore ispezione eseguita nel febbraio 2018 dai militari del Nucleo operativo ecologicoo».
L’intervento della magistratura arriva dopo un periodo di proteste dei cittadini che abitano nella zona per i cattivi odori prodotti in gran parte dal biogas disperso nell’aria, di cui erano in corso i lavori di captazione, la cui conclusione era attesa per la fine di giugno, insieme alla copertura della discarica e alla regimazione delle acque, fissate per la fine dell’anno.
Il sequestro della discarica blocca ovviamente tutte le attività, e cioè sia il conferimento dei rifiuti speciali (con cui Rimateria ha finanziato i lavori per la captazione del biogas e per la regimazione delle acque, costo intorno ai tre milioni di euro), che gli interventi ambientali veri e propri per la soluzione del problema.
A casa da ieri 46 lavoratori (in ferie forzate perché Rimateria è ancora a maggioranza pubblica e i dipendenti non hanno ammortizzatori sociali) che poi nel pomeriggio hanno partecipato a una riunione infuocata col presidente Valerio Caramassi e con i sindaci, tutti concordi – compreso Giuliano Parodi, primo cittadino di Suvereto, che nei giorni scorsi aveva chiesto lo stop al conferimento dei rifiuti – nel chiedere a Rimateria la presentazione di un’istanza per l’immediato dissequestro della discarica.
Caramassi, che respinge qualsiasi ipotesi di dimissioni («non lascio certo la barca in un momento del genere»), aveva già spiegato recentemente di aver risposto alla diffida della Regione con un cronoprogramma. «Non avevo certo un interruttore – dice il presidente di Rimateria rispetto al mancato rispetto della diffida della Regione – ma i lavori in corso sono la soluzione del problema, e ora sono stati interrotti».
Il presidente di Rimateria, in carica dal giugno del 2015, si è trovato ad affrontare la gestione del mostruoso debito Asiu che pesa sui soci, ossia i Comuni della val di Cornia, una cifra intorno ai 21 milioni.
In due anni e mezzo il debito è stato dimezzato, ma Caramassi sostiene «che se non arriverà in tempi rapidissimi il dissequestro della discarica e il ritorno all’attività si andrà al fallimento della società. Ci sono varie aziende interessate all’ingresso in Rimateria, che ha un futuro a maggioranza privata, ma certo questa situazione mette in discussione anche questo elemento».
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