Sicurezza
Mitilicoltura, una scommessa già vinta
Il mozzo è Chiara, 26 anni, figlia di Paolo per 10 anni guardiano a Montecristo, ora capitano della barca “Lupo Alberto”
PIOMBINO. Primo equipaggio della prima barca toscana di mitilicoltura. “Lupo Alberto” parte ogni mattina pioggia o vento che sia dal porto di Piombino o da Salivoli; il mozzo una ragazza di 26 anni, figlia del responsabile di tutta l’operazione. Per Paolo e Chiara del Lama non si tratta di aver avuto sempre una finestra vista mare, più che cerchi d’acqua mettono il mare al centro della vita di tutta la famiglia. Paolo è stato per dieci anni guardiano del faro a Montecristo. Chiara sull’isola da romanzo c’è cresciuta fino a 6 anni. Paolo e la moglie Serenella Regoli si sono inventati l’ittiturismo con ristorante dentro casa a Riotorto (“La pergola del pescatore”) aperto solo d’estate, con piatti rigorosamente a base di pesce, che in pochi anni si fa già valere grazie a una filiera di prodotto garantita: qui si cucina solo quanto la cooperativa di pescatori Venere (la stessa dell’allevamento di cozze) recupera ogni giorno.
Giovedì pomeriggio piove forte. Chiara è già a bordo di “Lupo Alberto”, al porto di Salivoli: «A Montecristo sono stata concepita... – ricorda –. Sono nata a Piombino ma fino a 6 anni ho vissuto sull’isola tra le capre, col bagno a febbraio. Il mare è la mia vita. Ho frequentato l’Ipc, ma la barca è molto meglio dei libri. Babbo? – aggiunge – ha provato ad andare per boschi per la forestale, ma poi ha fondato la cooperativa Venere. Il ristorante estivo è stata una grande idea: sotto la pergola a casa poche decine di posti. Prepariamo barattolini sott’olio di tonno e palamita, acciughe sotto sale... la scorsa estate siamo stati chiamati al “Beach club versilia” per mettere a tavola 150 persone... Al lavoro sul progetto da tre anni, speriamo di poter cominciare a commercializzare le nostre cozze che sono speciali! » .
Arriva Paolo (passato da sottufficiale in capitaneria). Manca Montecristo? Sorride: «Quando ci vivi basta non pensare il mare come limite, perché qui il rapporto con la natura è totale. Alle possibilità di un coinvolgimento nella gestione del parco dell’Arcipelago... quando nel 2000 sono nati i gemelli, maschio e femmina, mi son visto molto meglio a bordo di una barca da pesca, la coop Venere, nata nel 2009, ora raccoglie 15 pescatori su 12 barche. La pesca è un fruire delle risorse della natura – dice Paolo – senza impoverirle, ma incrementandole. Come si può fare con gli alberi, trasformali in sedie o aiutarli nella riproduzione, ed ecco le foreste. Per le cozze? Dal prodotto selvatico – spiega– abbiamo avviato il processo di riproduzione. Con la sgranatrice ora recuperiamo e laviamo le cozze direttamente dai pergolati, selezionandoli per dimensione. Segue il confezionamento. I resti li rimettiamo in mare». Il campionamento delle acque in Costa Est è cominciato nel settembre scorso. «Ora aspettiamo solo l’ok dall’Asl...» conferma Paolo. Dopo i pesci sarà pronto un altro ingrediente per i piatti più tipici, un’altra opportunità per un territorio di base fortemente industriale, già ricchissimo per natura, cultura e storia.
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