Il Tirreno

Bussotti condannato a 3 anni e 4 mesi

di Luca Centini
Bussotti condannato a 3 anni e 4 mesi

Con l’imprenditore ritenuti colpevoli di tentata estorsione anche la segretaria Marra e gli ex soci Lunardi e Urru

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PIOMBINO. L’imprenditore piombinese Roberto Bussotti è stato condannato in primo grado dal giudice del Tribunale di Livorno Fabrizio Nicoletti a 3 anni e 4 mesi di reclusione per il reato di tentata estorsione. Il cinquantanovenne, titolare dell’impresa attiva nel settore ittico Nuova Pesca di Piombino, è stato ritenuto responsabile di aver cercato di dare fuoco a un rimessaggio di barche a Marina di Campo, all’isola d’Elba, di proprietà della titolare dello stabilimento balneare Il Capriccio, Laura Pagnini Battaglini. Un tentativo di estorsione spento sul nascere, secondo le accuse, nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 2016, dai finanzieri del Gico di Firenze.

Il giudice del tribunale di Livorno ha condannato le altre quattro persone coinvolte nella vicenda a una pena di tre anni di reclusione: si tratta della piombinese Zelinda Marra, segretaria di Bussotti, degli ex soci della società Capriccio Rossano Lunardi, piombinese di 58 anni, e Marcello Urru, campese di 52 anni. Seguiranno tutti, compreso Bussotti, l’evoluzione del processo (si andrà sicuramente in Corte d’Appello) agli arresti domiciliari. Tutti tranne Giuseppe Landi, pregiudicato di 72 anni specializzato in estorsioni, che secondo il pm titolare dell’inchiesta Muttley Daniele Rosa, fu chiamato per compiere l’atto incendiario: il siciliano residente in Francia ad oggi, infatti, risulta latitante.

L’udienza nella sezione penale del tribunale di Livorno si è tenuta mercoledì, con gli imputati che hanno scelto la procedura del rito abbreviato. Gli avvocati Alessandro Massarelli e Gabriele Rondanina, difensori di Roberto Bussotti e Zelinda Marra, hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti, considerati estranei alle accuse a loro attribuite, secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Daniele Rosa. Il giudice, pur optando per una pena minima per quel tipo di reato, non ha modificato i capi di imputazione attribuiti alle persone coinvolte nella vicenda. La sentenza, le cui motivazioni saranno pubblicate entro 45 giorni, sarà impugnata di fronte alla Corte d’Appello di Firenze, come già confermato dai legali di Bussotti e Marra.

Il caso. I fatti contestati risalgono al periodo di aprile - maggio del 2016. Secondo il giudice del tribunale di Livorno Bussotti e gli altri avrebbero deciso di intimidire la titolare del Capriccio, ritenendola responsabile del fallimento della società e del mancato pagamento delle rate di un mutuo (fatto negato dalla diretta interessata), che aveva determinato l’invio a Zelinda Marra di un decreto ingiuntivo da 60mila euro, in quanto firmataria di una polizza fidejussoria a garanzia del mutuo. L’idea era quella di incendiare un rimessaggio di barche, forzando la mano per riscuotere il presunto credito pregresso. Per farlo Bussotti avrebbe chiamato dalla Francia Giuseppe Landi. L’organizzazione dell’estorsione è stata seguita passo dopo passo dai Finanzieri del Gico di Firenze, con un’ampia attività di intercettazioni telefoniche. Nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 2016 i finanzieri hanno fermato i protagonisti della vicenda e perquisito la sede di Nuova Pesca, trovando l’occorrente per l’azione incendiaria (una tanica di benzina, acido per batteria e vario materiale di innesco). Il 21 giugno scorso la Guardia di Finanza ha eseguito l’ordinanza cautelare: Bussotti è finito in carcere a Livorno, dove è rimasto circa sette mesi, fino a quando - a gennaio - il Gip ha concesso gli arresti domiciliari. Il 28 novembre, infatti, la Cassazione aveva accolto il ricorso dell’imprenditore piombinese contro la sentenza del tribunale del riesame.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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