Gioco
Tanti amici coi familiari per l’addio ai fratelli Serni
Maurizio Landi (Croce rossa): «Celeste portava un sorriso in tutte le case» Don Franco Guiducci: «Insieme in acciaieria e nel loro podere, aiutando tutti»
MONTEVERDI. Un visibilio di amici e conoscenti si è stretto ieri mattina ai familiari per l’ultimo saluto ai fratelli Celeste e Antonio Serni.
Nonostante grandine, pioggia e solo brevi schiarite Le due bare, arrivate da Venturina dove domenica era stata allestita la camera ardente nella “sala del commiato” in via della Monaca, sono arrivate intorno alle 9. 30 accompagnate dalla vedova di Celeste, Ada Piancastelli stretta la braccio della figlia Stefania; da Giovanna Fulceri, la vedova di Antonio, con i figli Riccardo e Marco e i parenti più prossimi; ad attenderle c’erano il sindaco Carlo Giannoni, il vicesindaco Alessandro Ferri, alcuni consiglieri comunali. E poi due folte rappresentanze della Croce rossa, quella di Venturina con il presidente Maurizio Landi e una ventina di volontari; e quella di Canneto, anch’essa numerosa – e indispensabile presidio di soccorso e assistenza per la frazione – con la bandiera listata a lutto.
Un silenzioso corteo s’è quindi avviato verso San Lorenzo, nel cuore del borgo-castello, per partecipare al rito funebre celebrato da don Franco Guiducci parroco di Monteverdi. Nella chiesa, piccola e ben tenuta che vanta una importante croce astile del 1200, non c’era posto per tutti, molti sono rimasti sul sagrato e nelle due stradine che intersecano l’agglomerato medievale.
Celeste, 80 anni da compiere, era da più di 40 un assiduo volontario della Cri di Venturina ed era la persona «che portava un sorriso in tutte le case dove ce n’era bisogno dopo una disgrazia o per una malattia», parole del presidente della Croce rossa di Venturina, Maurizio Landi, in un breve intervento in chiesa, parole che ben sintetizzano il ruolo svolto da Celeste quando indossava la divisa rossa del suo volontariato, il suo essere sempre attivo nel soccorso con un tratto gentile e premuroso che non è da tutti.
Nell’omelia don Franco ha parlato dei molti aspetti positivi dei due fratelli, uniti, cresciuti entrambi a Canneto e poi ancora insieme negli anni del lavoro in acciaieria a Piombino, mai divisi anche nel tempo della pensione che condividevano, pur abitando uno a Venturina e l’altro a San Vincenzo, nella cura del loro podere Rusticuccio vicino Canneto e, all’occorrenza, sempre pronti a dare una mano agli amici del borgo quando c’era necessità. “Una vita spesa nel bene e al servizio degli altri – ha sottolineato il parroco di Monteverdi – è un viatico cui la morte non mette la parola fine”. Conclusa la cerimonia in chiesa, la salma di Celeste è stata avviata a Livorno dove, per volontà espressa molte volte ai familiari, verrà cremata. Quella di Antonio, invece, è stata accompagnata al piccolo cimitero della frazione e lì tumulata. (gi. pi.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
