Il dolore
Musto nuovo coordinatore della Cgil
«Riprendiamoci il nostro ruolo. Porto, infrastrutture, indotto e sanità reclamano risposte urgenti»
PIOMBINO. Fabrizio Musto, nuovo coordinatore di zona della Cgil, è stato presentato ieri in una conferenza stampa nel saloncino di via Roma, introdotta dal segretario della Cgil livornese, Fabrizio Zannotti, e alla presenza di vari segretari di categoria, tra cui Alberto Sassetti (Filcams), Giuseppe Gucciardo (Filt), Giuseppe Bartoletti (Spi), Davide Romagnani (Fiom).
La presenza dei vari segretari di categoria non è casuale, visto che Musto ha spiegato di «aver accettato l’incarico con entusiasmo ma con l’impegno a fare un lavoro di squadra che coinvolga le categorie, in una città che vuole dire basta alle promesse mancate».
Zannotti ha ricordato «i 5mila cassintegrati piombinesi», e la necessità che la Cgil «si riappropri del suo ruolo, quello di un’organizzazione che ha voce nelle questioni più importanti. Qui ci sono opportunità di sviluppo, ma occorre al più presto rivedere l’Accordo di programma con i soggetti firmatari».
Musto ha puntato l’attenzione sul porto, «che ha bisogno di servizi e infrastrutture per accelerare la ripresa», sui problemi dei lavoratori dell’indotto, «per i quali serve un accordo che segni una strada preferenziale per rioccupare le persone che hanno perso il lavoro, e in tempi rapidi perché gli strumenti di sostengo al reddito stanno finendo», sulle incertezze nel comparto sanitario, «perché a livello regionale è stata fatta la scelta di un ospedale unico Piombino-Cecina ma nulla si sa ancora di come funzionerà, quali saranno i servizi e le prestazioni».
Sassetti ha auspicato «un aiuto dalle amministrazioni comunali per dare sostegno allo sviluppo turistico, dove Parchi val di Cornia molto potrebbe fare, mentre invece ogni anno le vengono sotratte risorse». Tutto ciò mentre ci sono situazioni come quella del Garden Club «che col fallimento Valtur mette in forse la stagione e 160 posti stagionali, anche se pochi sono per il territorio».
Anche Bartoletti ha spinto sulla «necessità di un richiamo alla responsabilità da rivolgere a tutte le amministrazioni locali». Secondo lui «da tempo parliamo di diversificazione, e il porto è senz’altro un elemento importante in questa chiave, ma preoccupa leggere che sono a rischio gli investimenti per il polo di demolizione in uno dei pezzi del nuovo porto tra i più attrattativi. Sulla siderurgia vedremo che farà Jindal, credo che se si andrà con i forni elettrici si apriranno grandi prospettive in quelle aree liberate».
Infine Romagnani, che spiega la necessità «di vedere il piano di Jindal. Non bisogna ripetere l’errore fatto con Cevital, cioè dire “venite e poi vediamo”: per noi l’Afo al momento è l’unico elemento che garantisce l’occupazione ai livelli precedenti».(cloz)
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