Il dolore
Niente soldi per un “disguido”
Il caso di una donna a cui l’Inps non ha versato l’assegno di mantenimento
PIOMBINO. All’Inps lo hanno definito semplicemente “un disguido”. Ma per una famigliola (mamma e due figli) 400 euro circa hanno un bel peso. La cifra è quella che l’ex marito, dipendente Aferpi, versa ogni mese per il mantenimento.
In base all’accordo raggiunto con la separazione è direttamente l’Inps, in quanto erogatrice degli ammortizzatori sociali, a versare la somma sul conto della donna. Stavolta niente da fare. In banca quei soldi non sono arrivati e, a domanda, l’Istituto ha risposto che si era trattato di un disguido e che sarebbero arrivati doppi il mese successivo.
E’ stato suo padre a cercare di capire meglio le cose. Si è presentato all’Inps per spiegare delle difficoltà che questa cosa stava provocando. Tipo l’impossibilità per la figlia di potersi iscrivere ad un corso per la somministrazione di cibi e bevande in modo da provare a lavorare come stagionale la prossima estate.
«L’impiegato ha insistito col discorso del disguido e quando gli ho chiesto di poter parlare con un superiore mi ha risposto sgarbatamente che non ci si poteva fare niente e che non mi avrebbe fatto parlare proprio con nessuno», riferisce l’uomo, mostrando il tagliandino con ora, giorno, numero del box e il progressivo che aveva ritirato alla macchina all’ingresso.
«Possibile che ai piani superiori dell’Inps non si possa accedere per avere spiegazioni più esaurienti e soluzioni adeguate? Possibile che un impiegato possa usare questi toni?», domanda ancora il lettore.(v.p.)
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