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I 5 Stelle: «Assurdo pensare di riavviare l’altoforno»
PIOMBINO. «Come la cometa di Halley, ciclicamente torna a riaffacciarsi l’ipotesi di riaccensione dell’Afo4 e come la cometa è portatrice di infausti eventi, questa ipotesi continua a dividere la...
PIOMBINO. «Come la cometa di Halley, ciclicamente torna a riaffacciarsi l’ipotesi di riaccensione dell’Afo4 e come la cometa è portatrice di infausti eventi, questa ipotesi continua a dividere la città fra chi la vede come un’immediata opportunità di lavoro e chi vede nuovamente minacciata la propria salute e la possibilità di diversificazione». La posizione dei 5 Stelle sull’argomento è sempre stata chiara. Il movimento parla delle relazioni del commissario Piero Nardi «il quale ci ha insegnato che lo stabilimento di Piombino ha visto spegnere il proprio Afo perché con quell’assetto l’unica cosa prodotta era una perdita di oltre 10mln al mese, generando un’esposizione verso le banche di 800 mln ed un debito complessivo che superava il miliardo». Un altoforno che non produceva abbastanza, «di pari passo alla scellerata gestione Cevital che ha dilapidato il portafoglio clienti ad oggi riconducibile alla sola Rfi. L’incidenza dei costi fissi, soprattutto l’energia, faceva sì che una produzione annua inferiore alle 1,4 ton/anno generasse perdita di esercizio» dice il M5S.
Poi c’è la questione della logistica degli impianti, «con l’Afo nel centro, l’acciaieria al confine con il centro cittadino ed i treni di laminazione al confine opposto dello stabilimento (in un’area di 900mila mq), la necessità di dover nuovamente riscaldare il semiprodotto prima della laminazione, concorrevano pesantemente ad azzerare il margine operativo lordo».
E poi c’è la questione carbon coke. «La cokeria non è tecnicamente riavviabile, quindi oggi la totalità del fabbisogno andrebbe reperita sul mercato». Nel frattempo, proseguono, lo stabilimento «è stato depredato dall’attuale proprietà e l’ex area a caldo si è deteriorata per mancanza di manutenzione, rendendo eccessivamente oneroso anche il semplice riavvio».
«Abbiamo l’impressione che ormai sia chiaro a tutti che la maggior parte della città è sfavorevole al riavvio dell’Afo; sollevare la questione adesso, prima di conoscere le reali intenzioni di Jindal, divide ulteriormente la città. Stante questa situazione chiediamo al Sindaco Giuliani di mettere definitivamente una pietra su questa ipotesi. Guardiamo avanti e progettiamo la Piombino del futuro pensando ai prossimi 20 anni».
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