Il dolore
«Aferpi, serve un piano con sicurezza e bonifiche»
L’Uglm chiede un progetto duraturo: questo territorio non si deve accontentare Su Jindal anche l’Usb è prudente: nulla da festeggiare, nessuno deve restare indietro
PIOMBINO. «Sulla vicenda Aferpi occorre ancora molta prudenza. Sembra trattarsi di un “preaccordo” per la cessione dell’intero capitale di Aferpi e di Piombino Logistic e la maggioranza delle azioni di Gsi alla Laptev Finance Pvt. Parlare di altro, senza ancora conoscere nei dettagli il Piano industriale, è inopportuno».
È il giudizio della segreteria Uglm Livorno e di Claudio Lucchesi, Rsu Uglm in Aferpi. Critiche a chi «dava indicazioni su cosa e come avrebbe dovuto agire il potenziale nuovo imprenditore. Consigli, quasi amichevoli, sulla ripartenza “temporanea” di alcuni impianti in attesa della costruzione di altri lontani dalla città. Strizzando l’occhio al nuovo potenziale salvatore e facendo credere che questo territorio si accontenterà di tutto».
Citando «le ultimissime apparse sui media su una produzione da forno elettrico», l’Uglm sostiene che le decisioni da prendere «sono e saranno molto importanti visto che segneranno il futuro di un intero territorio. Per questo motivo va fatto capire bene – tutti i soggetti coinvolti lo dovrebbero pretendere– che chiunque abbia un interesse reale deve proporre un progetto serio e duraturo».
Tutto ciò anche perché «la sicurezza dei lavoratori e del territorio non possono essere messi in secondo piano. Il lavoro è fondamentale per vivere ma non cediamo alla tentazioni di avere qualcosa subito pur di uscire da questa situazione. Prima di parlare di 1800 posti diretti e dell’indotto anche il sindacato – è la conclusione – ha il dovere di capire meglio cosa prevede il piano industriale e se possiamo riuscire nell’intento di spostare dal cuore della città la fabbrica. Il momento di svoltare è questo. Dobbiamo pretendere altresì che siano fatte le bonifiche. Gli smantellamenti senza un piano industriale, che non sarà più quello di Rebrab, non possono ancora partire ma mettere in sicurezza gli impianti può essere intanto una strada che molte volte anche il primo cittadino ha condiviso come percorso».
Anche l’Usb è preoccupato dai «salti nel buio. Adesso aspettiamo di vedere il piano industriale, con tutte le sue sfaccettature, e siamo curiosi di sapere quanti aiuti sono stati dati al nuovo padrone Jindal. A oggi c’è solo che passiamo da una multinazionale a un’altra e non c’è niente da festeggiare. Nessuno deve essere lasciato indietro – conclude l’Usb – sia i lavoratori diretti che l’indotto. Staremo vigili e pronti a difendere i lavoratori».
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