Lutto
Jindal al lavoro: presto il piano industriale
Incontro decisivo a Roma tra Rossi, Calenda e il numero uno del gruppo indiano. E torna l’ipotesi del forno elettrico
PIOMBINO. Tre giorni di full immersion nei saloni del ministero dello Sviluppo economico per ottenere, con l’ultimo incontro avvenuto ieri la cartezza dell’arrivo a Piombino del gruppo indiano Jsw. Consultazioni, incontri e infine l’accordo, che hanno visto protagonisti il presidente della Regione Enrico Rossi, il ministro Carlo Calenda, il capo di gabinetto del ministero Ernesto Somma, il segretario generale del Mise Andrea Napoletano, e il capo della segreteria del presidente della Regione, Paolo Tedeschi. Dall’altra parte del tavolo, e per la prima volta a Roma, insieme al suo Ceo Said Benikene, il presidente di Jsw Saijan Jindal. Oltre a Issad Rebrab.
Un gruppo di lavoro compatto, quello italiano, che è riuscito, grazie all’esperienza amministrativa del presidente Rossi e dei suoi collaboratori, e alla preparazione del ministro Calenda e del suo staff, a raggiungere un’intesa importante e forse decisiva con il colosso dell’acciaio indiano. Dopo la firma del protocollo d’intesa tra il gruppo indiano e Aferpi, ancora tanti passaggi dovevano essere definiti. E Calenda e Rossi sono riusciti a mettere un punto di fondamentale importanza per il futuro delle acciaierie di Piombino.
In buona sostanza Jindal ha posto la sua firma per poter iniziare la due diligence, che avrà una durata di sei settimane. Cioè verifiche approfondite sui conti delle acciaierie, e un esame attentissimo sugli impianti e sulla situazione ambientale. Alla fine del lungo esame della fabbrica condotta dagli esperti del gruppo siderurgico indiano, se Jindal avrà ottenuto le risposte convenienti per un acquisto, si andrà alla firma del contratto definitivo tra Jindal e Aferpi (per una cifra che oscilla tra i 60 e i 75 milioni di euro), e quindi alla presentazione del piano industriale da parte del gruppo indiano alla città.
E su questo punto, secondo indiscrezioni, ci sarebbero sorprese piuttosto significative sulle politiche industriali future. Negli incontri, a volte molto tesi ma sempre alla ricerca di soluzioni positive per la fabbrica e per la salute della città, il gruppo indiano ha riproposto quella che era stata la grande illusione sbandierata da Rebrab: il forno elettrico. Vale a dire: non è così scontato che si vada a ricostruire l’altoforno, ma si opti per il forno elettrico che ha un impatto sull’ambiente minimo rispetto all’Afo. Intanto i dirigenti di Jindal partiranno dai laminatoi esistenti. Gli esperti indiani lunedì saranno a Piombino per visionare gli impianti, mentre a Roma si costituiranno dei gruppi di lavoro del Mise e della Regione. Questi ultimi lavoreranno alla transazione, ai co-finanziamenti possibili, alla questione ambientale, ai costi dell’energia e a tanti altri aspetti di peculiare importanza. Soprattutto, come hanno fatto fino ad ora, lavoreranno per facilitare il definitivo passaggio di proprietà della fabbrica che in questi giorni ha impegnato a fondo ministro e governatore (e i loro staff) di fronte agli avvocati algerini e indiani. È certo che Jindal inizialmente si concentrerà su acciai lunghi e piani, consapevole che nella nostra città è possibile produrre acciaio di qualità. Secondo quanto trapela, i dirigenti indiani vedono in Piombino una grossa occasione, anche per la funzionalità del porto per la logistica, dopo aver cercato di acquistare l’Ilva di Taranto senza riuscirvi. Si aspetta dunque la firma (che riguarda Aferpi, Logistics e Gsi), mentre si studiano altri investimenti che potrebbero includere - come detto - anche la zona portuale. Operazione che, ci si augura, consentirebbe il rientro in fabbrica dei 2.200 lavoratori diretti, più quelli dell’indotto. E Rebrab? L’algerino è ormai rassegnato, e voci di palazzo riferiscono anche di un confronto duro e franco con il presidente della Regione, in cui Rossi ha fatto capire al magnate africano la convenienza di vendere e levare le tende da Piombino.
Intanto Jindal fa sapere che «saranno rispettate le sei settimane della due diligence», e che il piano industriale arriverà a breve: «Abbiamo la volontà di investire per creare una delle migliori industrie siderurgiche del Paese».
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