Finanza
Fa freddo, studenti via da scuola
Secondo giorno di protesta, ma oggi rientreranno: «Serve un intervento strutturale»
PIOMBINO. L’avevano detto e l’hanno fatto: «Se la temperatura sarà ancora al di sotto di un limite accettabile resteremo fuori». E così è stato. Niente scuola ieri mattina per gli studenti di liceo e Ipsia del polo Isis Carducci Volta Pacinotti.
In via della Pace è andato in scena il secondo atto della protesta studentesca contro il freddo nelle aule. Tutto era iniziato il giorno precedente, durante le prime ore di un giovedì piovoso che si stava portando via la neve caduta la sera prima. Qualche grado in più, rispetto alle temperature glaciali iniziate lunedì con l’arrivo del siberiano Burian, ma ancora tanto freddo, inasprito dall’umidità.
Dopo giorni a battere i denti, l’esasperazione ha portato i ragazzi di una classe del liceo, e poi tutte le altre, comprese quelle del vicino edificio dell’Ipsia, ad abbandonare a metà mattinata le aule.
«Al freddo non ci stiamo», recitava un cartello attaccato giovedì alla cancellata del liceo. Tutti fuori, insomma, o quasi, con la preside Gabriella Raimo ad avvertire via sms i genitori degli studenti minorenni e, nel corso della giornata, dialoghi a distanza fra Provincia, dirigenza, Comune e ragazzi. In due parole: la Provincia ha detto di essersi attivata da giorni per allungare l’orario di accensione del riscaldamento ma che nelle scuole, per come sono fatte, c’è un enorme dispersione energetica.
Stessa tesi da parte della dirigente scolastica che chiama in causa anche l’eccezionalità dell’evento atmosferico. Il Comune ne prende atto e d’altra parte può far poco, essendo le scuole superiori di competenza provinciale.
E i ragazzi? Beh, loro hanno deciso che si sarebbero presentati ieri mattina davanti all’istituto e che due rappresentanti di istituto avrebbero controllato la temperatura nei locali con tanto di termometro alla mano. E così è stato fatto: 14 gradi la media, 15 in alcune classi. Qualche grado in più rispetto al giorno prima, ma ancora troppo poco. E se ne sono andati tutti, consapevoli, tuttavia, della situazione: «La Provincia ci ha comunicato di aver portato l’orario di accensione a 24 ore – afferma Bernardo Giannoni, rappresentante di istituto e studente della quinta liceo – In realtà giovedì pomeriggio in alcune classi i termosifoni erano accesi e in altre no. A ogni modo, per risolvere la questione, servirebbe un intervento strutturale delle scuole. Parliamo di istituti vecchi, con stanze grandi e finestre prive di guarnizioni».
Quindi? «Quindi prendiamo atto che la Provincia ha fatto il suo – dice Giannoni – Il Comune, per quanto possibile, anche. Speriamo che la temperatura si alzi, e domani (oggi ndr) torniamo in classe. Vediamo come va fino a lunedì e poi decideremo se fare qualche altra cosa. Sicuramente, però, non un altro sciopero. Magari cercheremo di parlare con chi di dovere. L’obiettivo è che, almeno nei prossimi anni, venga fatto qualcosa a livello strutturale per evitare che si continui a tremare di freddo durante le lezioni». (fra.le.)
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