Gioco
ORA SERVE UN NUOVO PATTO TRA LA CITTÁ E LA FABBRICA
Nel giorno dell’accordo tra Issad Rebrab e Sajjan Jindal che consegna lo stabilimento (per ora virtualmente) agli indiani di Jsw Steel, torna comodo prendere a prestito le parole spese a Piombino nei...
Nel giorno dell’accordo tra Issad Rebrab e Sajjan Jindal che consegna lo stabilimento (per ora virtualmente) agli indiani di Jsw Steel, torna comodo prendere a prestito le parole spese a Piombino nei giorni scorsi dal ministro Carlo Calenda: non c’è nulla da festeggiare, perché la strada è ancora molto lunga per vedere il giorno in cui in fabbrica rientreranno tutti i lavoratori e si tornerà a produrre acciaio.
Infatti finito il primo tempo di una partita in cui il presidente Enrico Rossi ha giocato un ruolo fondamentale per una conclusione positiva, si apre un’altra fase di cui poco o nulla si sa.
Jindal è un grande imprenditore, lo stabilimento torna in mano a un siderurgico tra i più importanti del mondo. Le uniche indiscrezioni parlano dell’intenzione di riavviare in tempi rapidi i tre laminatoi e di realizzarne un quarto per i prodotti piani. Dal punto di vista occupazionale ci sono impegni – citati da Calenda – per un quasi completo riassorbimento dei dipendenti Aferpi.
Per fare tutto ciò, al centro di un piano industriale per il resto sconosciuto, c’è la riaccensione dell’altoforno, col rifacimento integrale dell’impianto. E su questo tema si capirà come Jindal si proporrà a Piombino e ai suoi rappresentanti politici, e quanto il suo legittimo obiettivo di guadagnare con una fabbrica fallita tre volte di fila, potrà venire a patti con le altrettanto legittime aspirazioni dei piombinesi non solo di lavorare e di avere un reddito, ma anche di respirare aria pulita.
Esiste una mediazione possibile fra queste esigenze? La siderurgia è molto cambiata negli ultimi anni, Jindal ha il denaro per rendere moderno e competitivo lo stabilimento. Ma starà anche alla politica, al governo locale, stabilire un rapporto nuovo – sulla base della propria idea di un futuro che non sia aggrappato solo all’acciaio – con un imprenditore che viene a raccogliere un’eredità molto pesante.
Sull’esempio di quanto fatto dalla Regione la politica dovrà lavorare in pressing sul Governo nazionale, perché contribuisca ad esempio alle bonifiche, senza rischiare l’accusa di portare aiuti di Stato, con investimenti tesi all’ambientalizzazione di un’area industriale su cui lo Stato, che a Piombino ha governato la fabbrica per decenni, deve ancora sanare il proprio debito.
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