Il dolore
È troppo freddo, gli studenti se ne vanno
Al liceo e all’Ipsia ieri mattina i ragazzi hanno abbandonato le aule: «Basta con le coperte e le borse dell’acqua calda»
PIOMBINO. «Noi il freddo non lo vogliamo! Al freddo non ci stiamo». L’hanno scritto a chiare lettere gli studenti del liceo Carducci, ma anche i vicini di scuola dell’Ipsia Volta, che ieri mattina hanno deciso di abbandonare le aule in segno di protesta.
L’hanno scritto su alcuni cartelli attaccati alla cancellata dell’istituto contestando le basse temperature presenti nelle rispettive classi.
«Fa freddissimo da almeno una settimana nella scuola – afferma Bernardo Giannoni, rappresentante di istituto e studente della quinta liceo, che ha l’aula però all’interno dell’Ipsia – Sabato scorso, a Livorno, c’è stata una riunione con tutti i rappresentanti di istituto della provincia e lì, visto che il tema del freddo nelle scuole è comune, è venuta fuori l’esistenza di una legge che prevede la temperatura negli istituti scolastici compresa fra i 18 e i 22 gradi; in caso contrario, è possibile non andare».
«A ogni modo – continua Bernardo – nell’assemblea di istituto di mercoledì non era emersa l’intenzione di scioperare. Oggi (ieri, ndr) però, intorno alle 10, una classe del liceo si è lamentata del freddo e ha deciso di abbandonare la scuola. Da lì è partita una specie di reazione a catena».
L’effetto si è tradotto in un’uscita generalizzata dalle classi, con la preside del complesso Isis Carducci Volta Pacinotti, Gabriella Raimo, impegnata ad avvertire via sms i genitori dei ragazzi minorenni.
«Tra Ipsia e liceo siamo usciti tutti o quasi – spiega Bernardo – Dentro saranno rimasti una ventina di studenti. All’Iti no, non sono usciti. Ma anche da loro fa molto freddo».
Quanto freddo?
«10, a volte 12-13 gradi – dice il giovane rappresentante di istituto – Dipende dalla posizione delle classi, ma in generale fa davvero freddo e vorremmo soltanto seguire le lezioni senza indossare giacconi, coperti di plaid o tenendo stretta la borsa dell’acqua calda. Abbiamo anche sentito la Provincia, competente per le scuole superiori, e ci era stato detto che avrebbe acceso i termosifoni notte e giorno. Peccato che alle 8 si sentiva che erano appena entrati in funzione e anche il pomeriggio precedente erano spenti».
E ora? «Domani (oggi, ndr) io e un’altra rappresentante d’istituto entreremo a scuola – spiega Bernardo Giannoni – e verificheremo, termometro alla mano, la temperatura. Se sarà ancora al di sotto di un limite accettabile, staremo fuori».
La protesta con “abbandono” collettivo della scuola è partita dall’ultimo piano del liceo.
«Il nostro è il piano messo peggio, il più esposto – racconta Lorenzo Romanelli, studente di quarta – Le temperature basse c’erano anche prima di questo freddo assurdo degli ultimi giorni. C’era pure qualche problema all’impianto ma, informata la preside, i termosifoni guasti sono stati aggiustati. Il problema del freddo però non è stato risolto».
Da qui l’esasperazione e la protesta, sostanzialmente tranquilla, a eccezione di una decina di minuti, subito dopo l’uscita dalla scuola dei ragazzi, che ha rallentato la viabilità di fronte all’istituto.
«È arrivata anche la polizia, ma era già tutto tranquillo – dice Lorenzo – Non pretendiamo i Caraibi, ma almeno non tremare durante le lezioni. Anche il sindaco ha disposto nei giorni scorsi il prolungamento dell’orario di riscaldamento, no?».
Esatto, però l’accensione e il mantenimento del calore negli istituti superiori è competenza della Provincia che, in effetti, è stata invitata ad allungare l’orario del riscaldamento dalla stessa amministrazione comunale piombinese.
«Ci è stato detto che si erano già attivati, a partire dalla domenica precedente la nevicata, con un orario più lungo rispetto al normale – afferma Alessandro Bezzini, dirigente del servizio pubblica istruzione – Allo stesso tempo hanno spiegato che nelle scuole il livello di efficientamento energetico è basso. Le temperature, comunque, sono in rialzo».
Insomma, pare esserci poco da fare, se non sperare in un clima più benevolo.
«Nei giorni scorsi gli studenti dell’Iti si sono rifiutati di andare in laboratorio per il freddo – interviene la preside Raimo – Ho contattato la ditta preposta dalla Provincia nell’ambito dei controlli termici. Freddo fa anche al liceo, sicuramente, e ho fatto quanto potevo, informando la Provincia, anche sull’eventualità di una nuova protesta degli studenti per domani (oggi, ndr). Mi rendo conto del disagio e sono d’accordo con i ragazzi, mentre non lo sono con il metodo della protesta, con l’uscita improvvisa dalla scuola, mettendo in pericolo anche gli alunni più piccoli».
«In ogni caso – conclude la preside Raimo – credo che questo freddo, presente in tutta Italia e non solo da noi, sia dovuto a due fattori: l’eccezionalità dell’evento e la struttura stessa degli edifici scolastici, con ambienti troppo grandi, pieni di finestre e soggetti a enorme dispersione di calore».
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