Il Tirreno

Distrutto l’intero raccolto di carciofi

Annalisa Mastellone
Carciofi rovinati da una gelata (foto Paolo Barlettani)
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Carciofi rovinati da una gelata (foto Paolo Barlettani)

Disastro a causa della gelata, danni per milioni di euro. Pasquini (Cia): «La Regione chieda lo stato di calamità»

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VENTURINA. Distrutta tutta la produzione dei carciofi in Val di Cornia: irrimediabilmente perso il raccolto del 2018 e i danni sono ingenti, si parla di milioni di euro. Il bilancio lasciato dal passaggio dal Burian è drammatico per l’agricoltura locale: il gelo e le nevicate hanno danneggiato le colture, ma soprattutto il prodotto simbolo del territorio, letteralmente seccato dall’ondata di freddo polare.

Stiamo parlando di circa 400 ettari di coltura andati completamente distrutti: le varietà principali sono “terum” e “tema” in rapporto di 10 a 1, cloni figli del “violetto di Toscana”, denominato “Morello di Livorno” introdotte fin dalla metà degli anni ’60, destinata quasi totalmente al mercato interno per consumo fresco, che trova grande apprezzamento presso i consumatori. Anche la produzione di fave è fortemente compromessa, e ugualmente lo spinacio è danneggiato. In generale, tutte le colture ortive sono in sofferenza.

«La situazione è disastrosa – dice il presidente provinciale della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Livorno Pierpaolo Pasquini - Le temperature così basse che sono arrivate a -9 gradi hanno fatto i maggiori danni al carciofo, che essendo la coltivazione principale è quella che in questo momento preoccupa di più. Il raccolto 2018 è perduto, ora c’è da capire se ha subìto danni la coltivazione, cioè la pianta stessa. Danni li hanno avuti anche le altre colture, fave, broccoli, radicchio e altri ortaggi, ma soltanto nei prossimi giorni potremo definirne meglio l’entità».

Per stimare il danno in soldi dobbiamo considerare che in un ettaro di coltivazione a carciofo sono messe a dimora circa seimila piante, con produzione media a pianta di 6/8 carciofi (capolini) che normalmente scontano un prezzo al produttore compreso tra 0,40 e 0,70 euro considerando la differenza tra la prima e la seconda raccolta. Quindi, calcolando seimila (piante) per 6 (carciofi prodotti a pianta) si arriva a 36mila capolini a ettaro; 36mila moltiplicato per i 400 ettari da 14.400.000 capolini prodotti mediamente in Val di Cornia: il danno stimato si ottiene infine moltiplicando 14.400.000 per 0,50 (euro che costa al produttore), ovvero 7.200.000 euro.

«C’è poi da considerare tutto l’indotto legato alla lavorazione del carciofo – aggiunge Pasquini - gran parte del personale non sarà assunto. Una cosa veramente catastrofica».

Tante le aziende coinvolte, con coltivazioni soprattutto nei comuni di Campiglia, Piombino, dove si sono registrati i danni più grossi, e parzialmente a Suvereto, San Vincenzo e il resto della Val di Cornia. Qui, di carciofo locale, ricorda Pasquini, si riforniscono Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno, Conad e tutta la grande distribuzione, fino al Nord Italia.

La speranza adesso è che arrivino aiuti alle imprese che si sono ritrovate all’improvviso in ginocchio, senza più un raccolto, frutto di tanto lavoro e sacrifici. «L’unica cosa possibile – precisa il presidente al riguardo – è che venga dichiarato lo stato di calamità dalla Regione, per cui poi ci si avvarrà delle leggi dello Stato».

Le gelate dei giorni scorsi hanno aggravato una situazione già alquanto difficile per gli agricoltori alle prese con prezzi in crollo, costi alle stelle e redditi falcidiati. Questi nuovi danni rendono ancora più difficile lo scenario dell’agricoltura locale «che già attraversa una fase di grande incertezza con una pesante crisi - afferma Pasquini - Gli imprenditori agricoli continuano a vedere calare i propri redditi e i prezzi praticati alla produzione e diminuire sempre di più la loro competitività sui mercati. Gli agricoltori non possono essere lasciati soli. Lo Stato deve ripensare a cosa fare, che strumenti attivare per salvaguardare queste persone, soggette a situazioni di mercato difficili, con una concorrenza molte volte sleale anche fuori dai nostri territori. Deve tutelare queste aziende che sono il polmone produttivo d’Italia e soprattutto quelle medie e piccole che, in situazioni drammatiche come questa che ti fa perdere tutto il lavoro in una notte, senza sostegno economico rischiano di fallire. C’è poi da considerare anche il problema commerciale, visto che queste aziende riforniscono la grande distribuzione. Lo Stato deve quindi garantire maggiori tutele. Con questo liberismo sfrenato, chi tutela poi i giovani che vorrebbero avvicinarsi all’agricoltura?».

In attesa che la Regione faccia qualcosa, il Comune si dice pronto a sostenere gli agricoltori. «Supporteremo fortemente - dice la sindaca Rossana Soffritti - tutte le iniziative che la Cia e le associazioni di categoria vorranno intraprendere per mettere in campo tutte le misure possibili che in qualche modo possano sostenere gli agricoltori in questo momento di difficoltà».

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