Il Tirreno

Jindal-Aferpi, al Mise avvocati al lavoro

di Cristiano Lozito
Jindal-Aferpi, al Mise avvocati al lavoro

Oggi è attesa la firma se si scioglieranno i nodi delle bonifiche e dello stop alla procedura di risoluzione del contratto

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PIOMBINO. Giornata di lavoro a oltranza ieri al Mise per gli avvocati di Jindal, Aferpi e del ministero dello Sviluppo economico, per puntualizzare l’intesa preliminare al passaggio di Aferpi agli indiani di Jsw. A tarda sera le parti erano ancora riunite, e secondo fonti qualificate l’accordo potrebbe essere firmato nella giornata di oggi, prima dei passaggi previsti e cioè la ratifica dei cda e la “due diligence” di tre settimane, finalizzati al trasferimento formale dello stabilimento ex Lucchini a Jsw, entro il mese di marzo.

Per tutta la giornata di ieri si sono ricorse le voci di una firma ormai imminente, dopo l’imprevisto slittamento di venerdì scorso e il rientro in India dalla Corea di Sajjan Jindal. Anche i problemi sorti negli ultimi giorni, che hanno fatto rinviare l’accordo (Aferpi peraltro ha già firmato col ceo di Cevital, Said Benikene) sono stati oggetto di varie indiscrezioni.

Da un lato ci sarebbero le garanzie che Jindal chiede rispetto agli obblighi sulle bonifiche ambientali del sito, specie dopo i recenti interventi dei carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico), con aree piene di rifiuti industriali messe sotto sequestro, la scoperta di siluri interrati di ghisa, il problema dello smaltimento degli scarti di lavorazione dei laminatoi.

Ma il tema centrale su cui gli avvocati hanno lavorato ieri per cercare una soluzione sarebbe un altro, evidentemente sottovalutato nei giorni precedenti, quando al Mise tutto era pronto per la firma, annunciata dallo stesso ministro Carlo Calenda: può Issad Rebrab cedere Aferpi mentre è in corso la procedura di risoluzione del contratto? E di conseguenza Jindal da parte sua può prendere il rischio di pagare per l’acquisizione dello stabilimento che un giudice potrebbe decidere di restituire al commissario Piero Nardi? E se si trovasse il modo di dare le opportune garanzie all’acquirente, il commissario può ritirare la procedura di risoluzione del contratto senza la certezza che la cessione dello stabilimento vada a buon fine, visto che siamo solo alla firma di un preliminare di accordo?

Tutti elementi che hanno rimesso sotto esame il testo che pure era stato condiviso tra le parti giovedì scorso.

In questa fase incerta e complessa il presidente Enrico Rossi ieri ha dichiarato «che sul futuro di Aferpi noi continuiamo a lavorare: penso che sia stata gettata un po’ di luce, vediamo. Piombino soffre, noi abbiamo fatto un porto e si tratta di valorizzarlo, di farlo funzionare. Insomma è una prova pesante, difficile – ha concluso – ma io lavorerò comunque con grande determinazione come ho sempre fatto, e confido che alla fine otterremo dei risultati significativi e importanti per Piombino, per i lavoratori, per tutta la regione».



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