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«Immobili: unica “local tax” che sia del tutto deducibile »
La ricetta della Confcommercio contro la crisi del commercio a Campiglia Pieragnoli: «Le potenzialità ci sono. Ma ci vogliono pure tariffe più eque»
CAMPIGLIA. «Campiglia non è un caso isolato. Secondo un recentissimo studio della nostra Confcommercio nazionale, tra il 2008 e il 2017 nei 120 comuni presi in esame sono stati persi 63mila negozi».
A dirlo è Federico Pieragnoli, direttore provinciale Confcommercio, che commenta l’analisi che abbiamo fatto nei giorni scorsi sulla demografia delle imprese nel territorio campigliese.
Secondo i dati fornitici dallo sportello attività produttive del Comune (Suap), 79 attività hanno chiuso e 63 hanno aperto tra il 2015 e il 2017.
«Librerie, alimentari, giocattoli, abbigliamento e scarpe sono le categorie merceologiche più in difficoltà – afferma Pieragnoli riferendosi allo studio nazionale –, per la concorrenza impàri delle grandi catene e della grande distribuzione e per la crisi dei consumi, che nella nostra Provincia non accenna a diminuire, sebbene a livello nazionale si intravveda una ripresa».
Nello specifico, a Campiglia il settore che più degli altri ha tenuto negli ultimi 3 anni è quello del commercio itinerante, che registra una sola chiusura e 15 nuovi ingressi, e il più critico è invece quello ricettivo, con 14 chiusure e nessuna nuova apertura.
Invece, 43 sono i negozi chiusi nel commercio al dettaglio di vicinato e 38 i nuovi.
Per quanto riguarda gli esercizi di somministrazione, 7 i chiusi e nessuno nuovo; 8 le cessazioni di laboratori artigianali che però registrano altrettante nuove aperture.
Tra le forme speciali di vendita (internet) sono 3 le imprese morte e zero nate; di estetisti/acconciatori 3 chiusi e nessuno nuovo.
«Anche secondo i nostri dati il commercio su area pubblica in forma itinerante e gli esercizi di somministrazione sono gli unici a registrare una lieve crescita» conferma il direttore provinciale Federico Pieragnoli, che poi illustra, più in generale, una situazione che Confcommercio vede diffusa a livello regionale.
«Le politiche di liberalizzazione selvaggia, la difficoltà di accesso alle diverse ztl, la concorrenza sleale – spiega Federico Pieragnoli –, tendono in tutta la Toscana a desertificare i centri urbani e serve urgentemente una inversione di rotta per evitare un vuoto commerciale che diventerà anche vuoto sociale».
Confcommercio della provincia di Livorno ha presentato ai candidati del territorio per le elezioni marzo un documento che sintetizza le necessità delle piccole imprese del commercio e del turismo: tra le priorità c’è proprio la riqualificazione dei centri, affinché possano riconquistare il proprio ruolo di “centro commerciale autentico, attrattivo e accessibile”.
Poi mette sotto la lente la situazione di Campiglia e Venturina, analizzandone criticità e possibilità che diano nuova linfa alle attività.
«Come tanti altri piccoli centri – sottolinea Pieragnoli – soffrono anche dell’aumento dell’età media della popolazione e della carenza di una rete tra i diversi piccoli centri che porti le persone a restare, a dormire nelle strutture ricettive, a fare acquisti nei negozi».
« Le potenzialità ci sono: – prosgeue Federico Pieragnoli –,pacchetti turistici che integrino visite alle cantine, percorsi naturalistici, gite nei piccoli centri. Ma anche tariffe più eque e semplici che premino chi ha la volontà di tenere aperte le saracinesche e il loro coraggio di mandare avanti un negozio in zone svantaggiate».
«Una unica “local tax” sugli immobili – conclude Federico Pieragnoli – che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese sarebbe un primo passo per favorire le attività commerciali e turistiche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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