Gioco
La Cantina di Gigi, 70 anni di storia
Dalla ferramenta di nonno Luigi Corbinelli agli alimentari dei fratelli Lombardi
SUVERETO. Settant’anni di attività commerciale non sono pochi e l’attuale “Cantina di Gigi”, risultato del lavoro di diverse generazioni, ne ha sottolineato la ricorrenza con una festicciola in piazza. Vi hanno partecipato tanti clienti e amici, insieme al gruppo folcloristico dei Maggerini con i loro stornelli e rime maremmane che si intonano con l’impronta che valorizza i prodotti tipici della zona (vino, olio, pasta con antichi grani ecc.) adottata dai due titolari, i fratelli Luciano e Luciana Lombardi, 58 e 51 anni. Un piccolo centro come Suvereto, certe “botteghe” e i loro titolari diventano una sorta di istituzione, come lo è stata la madre dei Lombardi, Eudosia Corbinelli, scomparsa recentemente. Sempre ubicata in via Piave, davanti al palazzo comunale, tutti dicevano “da Eudosia” per indicare quel negozio, anche quando era anziana ma vi restava seduta con uno sguardo, un consiglio o un saluto ai clienti. «Cortesia, professionalità e cuore - ha riconosciuto il sindaco Giuliano Parodi - all’indimenticata Eudosia e i suoi familiari che ne continuano l’attività». Questa era nata nel 1948 quando Luigi Corbinelli, padre di Eudosia, aveva una falegnameria prima dell’arco che immette nel Chiostro di San Francesco, proseguita dagli altri due figli Redento e Gilvano. La prima attività fu una ferramenta ma solo fino al 1953 quando si ammalò e l’attività passò alla figlia che passò al genere alimentare. I fratelli Lombardi hanno nel dna il commercio: l’altro nonno paterno Gigi Lombardi commerciava nel bestiame e presto i suoi figli Edo e Eda divennero titolari di quello che i suveretani chiamavano “il macellino”, la rivendita di carni non vaccine nella piazzetta della Madonna di Sopra la Porta. Ma nonno Gigi faceva anche il vetturino e il “barrocciaio”, col suo caratteristico fiocco al collo, una professione importante coi mezzi di trasporto del prima e dopo guerra. Aveva una “carrozza” da una decina di persone - una sorta di diligenza dei film western - che veniva noleggiata d’estate per andare al mare. Per Carbonifera si partiva la mattina presto e, dopo il Cafaggio direzione Riotorto, c’era la sosta sotto un grande albero per far riposare e mangiare cavallo e viaggiatori. A Suvereto in quegli anni c’era un altro identico servizio “carrozza”, quello di Enrico Cappellini e veniva garantito anche il servizio postale dalla stazione di Campiglia.
Michelangelo Pasquinelli
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