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Fagiani e pernici via da Pianosa Summit all’Enfola

Fagiani e pernici via da Pianosa Summit all’Enfola

Assemblea pubblica promossa dal presidente Sammuri «L’eradicazione di specie alloctone tutela la biodiversità»

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PORTOFERRAIO. Assemblea pubblica nella sede del parco all’Enfola per affrontare il tema eradicazione da Pianosa di fagiani e pernici.

La promuove, martedì 27 febbraio alle 16, il presidente dell’ente Giampiero Sammuri, rammaricandosi del fatto di non aver fornito attorno alla proposta la necessaria informazione e divulgazione. Ne approfitta oggi per rispondere alla Fondazione Isola d’Elba onlus. L’associazione isolana esordisce dicendo che “è difficile comprendere le logiche protezionistiche” del parco “che mette in pratica eradicazioni continue”. «L’eradicazione di specie alloctone – risponde Sammuri – è una delle operazioni a tutela della biodiversità più difficile e delle quali il parco e il territorio dovrebbero andare più fieri». Il modo di eradicazione è detto dalla Fondazione violento, maldestro e dannoso. «Non c’è nessuna violenza gratuita – dice il presidente – Le tecniche utilizzate sono quelle standardizzate e che prevedono, nell’ambito del raggiungimento dell’obiettivo, la minore sofferenza possibile per gli animali, privilegiando, come nel caso dei fagiani, la cattura e il trasferimento in aree a divieto di caccia, con l’obbligo di non cattura per almeno tre anni. Ci facciamo aiutare e guidare dai migliori specialisti italiani in questa materia. Ma se qualcuno ha dei consigli per svolgere queste attività in modo migliore, siamo sempre disponibili ad ascoltare. Dannoso proprio no. O almeno è ritenuto utile dall’Unione europea che ha approvato e finanziato il progetto così come dall’Istituto superiore di ricerca ambientale (Ispra) che sovrintende e conduce le azioni di eradicazione».

La pernice rossa è definita una specie endemica, stanziale, tipica del centro Italia. Secondo Sammuri di queste tre affermazioni una è giusta, una è sbagliata e una forse usata impropriamente: «Quella giusta – spiega – è che è una specie stanziale. Quella sbagliata è che è tipica del centro Italia, infatti l’areale della pernice rossa si estende dalla Gran Bretagna, alla Francia (Corsica compresa) alla penisola iberica fino a Gibilterra, alle Baleari. Quella forse usata impropriamente è l’endemica. Infatti ogni specie ha un areale all’interno del quale è endemica. Però in termini di conservazione della biodiversità, ha un senso e un valore quando questo territorio è piccolo, come spesso accade nelle isole. Per questo l’endemismo così esteso non rappresenta certo un valore. Come per la pernice rossa per la quale Pianosa non fa nemmeno parte dell’area di endemismo dell’Europa occidentale. In definitiva – aggiunge – mi sembra singolare che il nostro parco venga rappresentato come una sorta di killer che si diverte a eradicare specie. La moderna conservazione della biodiversità prevede si l’eradicazione delle specie aliene, soprattutto nelle isole, ma prevede anche le reintroduzioni delle specie autoctone. Se riusciremo ad avere riproduttori puri di Pernice rossa dopo l’eradicazione degli ibridi – conclude – li potremmo reintrodurre proprio sull’isola di Pianosa dove sarebbero al riparo da nuovi inquinamenti genetici». (l. c.)

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