Sicurezza
Aferpi, ultima campanella al Mise
Sindacati oggi da Calenda: col commissariamento sullo sfondo, è in corso la trattativa tra Rebrab e Jindal
PIOMBINO. Sindacati oggi a Roma per l’incontro al Mise sulla vertenza Aferpi: convocazione che arriva alla vigilia della visita piombinese di Carlo Calenda, e da cui Fim, Fiom, Uilm e Uglm si attendono una parola decisiva sulle ultime mosse che il Governo farà prima delle elezioni politiche ormai alle porte.
Nessuna indiscrezione alla vigilia, se non che la trattativa (o per meglio dire i contatti) tra Cevital e Jsw prosegue, col prezzo per il passaggio di mano della ex Lucchini che resta il problema di fondo. Nell’incertezza resta poi l’oggetto di questa trattativa, visto che è da capire se riguarda solo il comparto siderurgico, portando con sé il destino di duemila lavoratori, o anche il resto del pacchetto algerino.
I sindacati chiedono risposte chiare al ministro (riservandosi poi in un’assemblea fissata oggi alle 18,30 nel piazzale delle acciaierie di decidere il da farsi) e comunque il rispetto degli impegni presi solo una decina di giorni fa: cioè di andare al commissariamento oppure di attendere in tempi brevi l’esito della trattativa tra Issad Rebrab e Sajjan Jindal per la cessione dello stabilimento, evitando un’azione di forza solo nel caso che un eventuale accordo sia accompagnato quanto meno da un preliminare di vendita.
Difficile immaginare che un’intesa così complicata possa trovare una sintesi nei tempi brevi in cui le parti sono tornate a discutere.
Ma è vero anche che comunque l’avvio di una procedura di commissariamento potrebbe comunque essere interrotta da un accordo perfezionato più avanti. Lo stesso Rebrab, secondo il portale Algeriepatriotique non ha escluso «di vendere la sua fabbrica a una società indiana nel caso in cui non trovassimo un nuovo partner», tutto ciò dopo aver dichiarato di essere stato vittima di intimidazioni «da parte della lobby italiana che sta facendo pressioni sulle banche italiane per evitare di finanziare i nostri progetti», aggiungendo che «il governo algerino ci vieta di trasferire i nostri soldi in Italia». Dichiarazioni fatte nel suo Paese, a margine dell’annuncio della volontà di installare in Algeria una fabbrica di auto Toyota.
Insomma, la volontà di cedere Aferpi da parte dell’industriale algerino ormai è evidente, e in questi giorni esponenti dello studio legale romano che assiste Rebrab nella vicenda piombinese sono stati in azienda, presumibilmente per raccogliere le carte necessarie alla prosecuzione della trattativa con Jindal. Il quale comunque, visto anche il caso Ilva, condizionerebbe l’eventuale accordo con Rebrab alla successiva accettazione del suo piano industriale da parte di Governo ed enti locali.
Molti fatti e complicazioni che fanno intendere come l’era Rebrab a Piombino si stia concludendo, ma che lasciano anche immaginare come soluzione più probabile l’avvio imminente del commissariamento, presumendo che Calenda – visto l’impegno messo in campo negli ultimi tempi sulle più importanti vertenze di livello nazionale – non voglia chiudere la sua esperienza alla guida dello Sviluppo economico con un nulla di fatto sulla vicenda piombinese, una di quelle più importanti sul suo tavolo, non fosse altro che per il numero di occupati che mette a rischio.
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