Il Tirreno

«Calenda ci convochi entro la settimana o via alle mobilitazioni»

«Calenda ci convochi entro la settimana o via alle mobilitazioni»

Fim e Uilm chiedono il rispetto degli impegni su Aferpi E intanto domani sciopero di tre ore alla Magona

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PIOMBINO. Non sono piaciute a Fim e Uilm le esternazioni di Davide Romagnani, segretario della Fiom che, preoccupato per il ritardo nella convocazione da parte del ministro Carlo Calenda, propone espressamente di andare al commissariamento di Aferpi, senza più attendere eventuali sviluppi della trattativa tra Issad Rebrab e Sajjan Jindal.

Per Fim e Uilm dunque, «in un momento così complesso e incerto come quello che sta attraversando il nostro comprensorio e lo stabilimento della ex Lucchini, e pur essendo ormai alle porte della scadenza elettorale del 4 marzo che sta influendo sulla nostra vertenza aggiungendo ulteriore incertezza, visto che gli attuali “attori protagonisti” di questa vicenda tra un paio di settimane potrebbero venire sostituiti da altri, è comunque con gli attuali membri dell’esecutivo che il sindacato ha trattato la vertenza Aferpi fino a oggi».

Ed è per questo che Fim e Uilm chiedono al ministro Calenda di «rispettare almeno l’ultimo impegno preso con un intero territorio e con migliaia di lavoratori. Gli chiediamo di convocarci e di andare avanti con la procedura di amministrazione straordinaria nei tempi previsti, interrompibile solo dinanzi a un atto formale di vendita tra le parti che sia approvato e certificato dallo stesso ministro».

Del resto come ha pur sostenuto la Fiom, «sono ormai terminati i giorni concessi dal ministro a Rebrab per provare a raggiungere un accordo con Jindal e non sono più giustificabili altri rinvii a un imprenditore che si è dimostrato totalmente inaffida bile. Il ministro deve – proseguono le due organizzazioni sindacali – con coerenza e rispetto a ciò che ha annunciato nell’ultimo incontro al Mise, convocare subito i sindacati per aggiornarci sullo stato dei fatti e procedere di conseguenza».

Fim e Uilm ricordano che «il sindacato non ha mai avuto la possibilità di scegliersi gli imprenditori e, in particolar modo per Piombino, Cevital è stata scelta dalla Procedura di amministrazione straordinaria, in base al progetto industriale che ha presentato e all’occupazione prevista, dopo una lunga gara di assegnazione e poi scelta da tutte le principali istituzioni italiane, arrivando alla firma del contratto di acquisto a Palazzo Chigi davanti al Presidente del consiglio e a svariati ministri».

Così «il compito del sindacato – proseguono Fim e Uilm – è stato trattare con l’imprenditore individuato dal Governo e raggiungere con lui un accordo per salvaguardare tutta l’occupazione in un progetto ambizioso che richiedeva vari anni per la completa realizzazione. Come sono andate poi le cose è evidente a tutti visto che oggi, a distanza di quasi tre anni dall’arrivo di Cevital, lo stabilimento è completamente fermo, gli investimenti non sono mai partiti, manca la manutenzione degli impianti e degli smantellamenti non se ne sente più parlare».

Fim e Uilm spiegano di «non essere appassionate nel tifo per un imprenditore o per un commissariamento, entrambe le opzioni presentano grandi problematiche che richiederanno molto lavoro per giungere a soluzioni condivisibili, a noi interessa esclusivamente che lo stabilimento di Piombino abbia un futuro. Fino a che non sarà individuato il nuovo imprenditore siderurgico, che abbia l’obiettivo di tornare a produrre acciaio nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza, unico modo per salvaguardare l’occupazione, è indispensabile salvaguardare il patrimonio industriale dello stabilimento, in modo che il nuovo soggetto abbia la possibilità di presentare il proprio piano industriale senza essere limitato da azioni svolte in questo momento di incertezza».

«Se si arriverà al commissariamento – sostengono Fim e Uilm – è necessario che gli siano fornite le risorse per fare ripartire fin da subito i treni di laminazione e mettere in campo la Cassa depositi e prestiti per incentivare l’arrivo e gli investimenti di importanti gruppi siderurgici a Piombino». Fim e UiIm, in mancanza di una convocazione al Ministero entro questa settimana, «ritengono necessario mettere in piedi già nei prossimi giorni una forte iniziativa perché sono in ballo migliaia di posti di lavoro e il futuro dello stabilimento considerato da sempre strategico per il Governo». Questa dunque è la proposta e la linea con cui Fim e UiIm intendono presentarsi oggi in consiglio di fabbrica, auspicando che «possa essere condivisa da tutti gli altri».

Intanto domani in Magona è fissato lo sciopero a sostegno «dell’integrità di tutto lo stabilimento – dicono le rsu – per un tavolo nazionale dei lavoratori Magona». Escluso verniciatura, zincature e servizi collegati, che si fermeranno dalle 11 alle 14 e dalle 14 alle 17, il resto dello stabilimento sciopererà tre ore a fine turno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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