Il Tirreno

Al lavoro per salvare la farfalla di San Piero

Impegnati insieme scienziati, studenti e ambientalisti. La specie è ad alto rischio di estinzione

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SAN PIERO. Tutti insieme, scienziati, studenti e ambientalisti impegnati nell’unico scopo: salvaguardare la farfalla di San Piero. Da ieri Citezen Science e volontari lavorano uniti per liberare dai rovi le piante nutrici della rara zerynthia cassandra, la famosissima zerynthia cassandra che ha conquistato le pagine di prestigiose riviste scientifiche e viene presentata a convegni internazionali.

L’habitat per questa sottospecie elbana è ormai ridotto a pochi chilometri quadrati nel versante sud del massiccio del monte Capanne. Come spiegano i biologi dell’università di la cassandra vive in due sole isole, l’Elba e la Sicilia, dove mostra linee genetiche distinte che a loro volta rappresentano quindi popolazioni endemiche. «La popolazione elbana – puntualizzano i biologi – è ad alto rischio di estinzione poiché vive in una piccola area di circa 4 km quadrati soggetta a frequenti incendi e in gran parte fuori dal perimetro del parco nazionale». Per questo il team di biologi dell’università di Firenze, Legambiente Arcipelago Toscano con Adele Simoni e Veronica Malquiez, studentesse della terza A del liceo scientifico del “Foresi-Brignetti” hanno realizzato nei giorni scorsi il primo intervento su quest’area dove crescono le due specie di piante delle quali si cibano i bruchi della farfalla di San Piero. I ricercatori evidenziano che «le due piante preferiscono situazioni ambientali diverse tra quelle che si trovano in quest’area: macchia mediterranea, campi abbandonati, prati e margini di boschi di pino». Sul suolo dell’area che va dal campo sportivo di San Piero al mulino di Moncione c’era ancora la neve caduta all’Elba qualche giorno fa, ma l’eterogeneo gruppo di lavoro di ricercatori, studenti universitari e liceali e ambientalisti ha pensato già a preparare la primavera e, armato di cesoie, roncole e falcetti, ha provveduto a ripristinare in alcune zone le condizioni ottimali per la crescita delle piantine di “aristolochia rotunda” e “aristolochia lutea”, dalle quali dipende la sopravvivenza della rara farfalla di San Piero. Invece, su altri siti di “controllo” non è stato effettuato nessun intervento, per poter in seguito realizzare una comparazione tra la presenza e il numero di uova di zerynthia cassandra sulle piantine di aristolochia tra i siti recuperati e a quelli dove non sono stati tagliati i rovi.

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di Redazione web