Il Tirreno

I pini saranno abbattuti: esperti al lavoro

di Luigi Cignoni
I pini saranno abbattuti: esperti al lavoro

Gli alberi da eliminare sono quelli che rischiano di cadere. Solo dopo sarà deciso come limitare la velocità degli automezzi 

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PORTOFERRAIO. L’ordinanza di limitazione della velocità veicolare sulla piana di San Giovanni è pronta. Aspetta, prima di essere affissa all’albo pretorio e divenire così effettiva, di conoscere l’esito dei test che il gruppo degli agronomi fiorentini cui si sono rivolti gli amministratori abbiano terminato le indagini.

Allora si saprà con certezza quanti e quali saranno i pini che dovranno essere eliminati. E il limite di velocità scatterà appena comincerà il taglio delle piante. Lo dichiara l’assessore alla viabilità, Adalberto Bertucci che comunque ricorda essere ancora valido, qui, il divieto di non superare i cinquanta chilometri orari.

Così era stato stabilito anche dalle precedenti amministrazioni, cercando in questa maniera di contenere il numero troppo elevato di incidenti che si verificavano su questo tratto di Provinciale. Molti dei quali anche mortali. Al punto da far adottare la scelta all’allora giunta Peria di installare un autovelox all’altezza della chiesetta di San Giovanni. Per finire poi con toglierlo, perché riconosciuto irregolare dal codice della strada. Oggi si percorrono altre strade. Tipo quella del “semaforo intelligente” al bivio di colle Reciso che verrà surclassato (senza però sapere quando) da una rotonda. E prossima quella che impone agli automobilisti una marcia bassa. «Diamo tempo agli agronomi – dice il consigliere con delega al verde pubblico, Riccardo Nurra – di monitorare del tutto il lungo rettilineo alberato. Saranno gli esperti a comunicarci lo stato di salute delle piante. Le quali, è bene ricordarlo, sono stati messe a dimora sul ciglio della strada negli anni 50 e 60, quando l’Elba fu coinvolta nel processo di rimboschimento del territorio. All’epoca fu un’occasione, soprattutto per i giovani in cerca di prima occupazione, di offrire lavoro nella loro terra di origine. Nobile intendimento che però oggi fa a pugni con le nuove norme contemplate dal codice della strada, che di fatto vietano qualsiasi piantagione di albero d’alto fusto sul limitare delle strade carrabili. Proprio per motivi di sicurezza e d’incolumità degli automobilisti, come purtroppo abbiamo avuto modo noi di constatare in questi ultimi tempi. Al posto degli alberi che saranno abbattuti - continua il consigliere - sarà nostra premura altre piante a dimora come piccoli cespugli o una siepe. Comunque un fatto è certo: la maggior parte degli esemplari che delimitano il rettilineo di San Giovanni denotano uno stato vegetativo se non al limite, quasi». Per questo, anche se non viene ancora detto perché si attendono i risultati delle analisi dei professionisti di Firenze, si teme che il numero dei pini marittimi da abbattere sia di tutto rispetto. «Questi – precisa ancora Nurra – hanno sviluppato una chioma folta a cui non corrispondono lunghe e ramificate radici. Esse sono brevi e in superficie, a tal punto che spesso danneggiano lo stesso fondo stradale. Poi, sempre a causa del volume raggiunto dai rami, i pini marittimi sono esposti alle forti raffiche di vento, con possibilità di essere abbattuti. Cosa assolutamente diversa per le pinete. Se gli alberi crescono insieme, in gruppo, si difendono meglio e resistono di più alle intemperie. Gli stessi problemi che abbiamo riscontrato a San Giovanni sono stati individuati anche in centro storico, in piazza Dante, in via Manganaro. E perfino sui pianori delle fortezze medicee, dove sono stati abbattuti negli anni diversi esemplari che avevano creato delle crepe nelle strutture murarie dei forti. Vogliamo però rivolgere – conclude Riccardo Nurra - un invito alla collaborazione agli uomini della Protezione civile, Provincia, prefettura e ai Vigili del fuoco perché ci affianchino in questa operazione appena intrapresa. L’obiettivo è veder risolti, in breve tempo, i problemi che sono stati evidenziati e alla cui soluzione siamo chiamati a intervenire».

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