La manifestazione
«Ex Lucchini piena d’amianto»
Dopo la scoperta dei carri siluro, Legambiente rilancia sui rischi per la salute
PIOMBINO. Di quei carri siluro interrati, scoperti nei giorni scorsi nell’area ex Lucchini dai carabinieri del Noe, in città si parlava da anni. Lo raccontavano operai delle acciaierie, lo scriveva il Tirreno nel 2001 citando la denuncia alla Procura da parte dell’allora segretario della Fiom, Lorenzo Centenari, un paio d’anni prima di raccontare un esposto ambientalista rispetto ad alcuni bidoni di natura sospetta finiti sotto terra. La magistratura aprì in entrambi i casi un’inchiesta, finita evidentemente con un’archiviazione, visto che non se ne seppe più nulla.
Gli operai raccontavano dei carri siluro (bestioni da 200 tonnellate di ghisa, raffreddata e inutilizzabile) interrati perché tagliarli costava troppo. Dicevano che la ghisa, quando finiva in quelle buche appositamente scavate, faceva tremare il terreno come durante un terremoto, e anche che pur sapendo si trattasse di una cosa illegale, l’operazione avveniva senza precauzioni. I lavoratori parlavano anche dell’amianto, come di una presenza estesa a tutte le acciaierie e a lungo vissuta senza particolari timori, almeno fino a metà degli anni Novanta, da quando l’esposizione a quel materiale, per la sua conclamata pericolosità, consentì di andare in pensione a migliaia di lavoratori.
Insomma, la grave situazione dello stabilimento siderurgico non è certo una sorpresa, dopo decenni di sottovalutazione generale del problema, quando la fabbrica dava lavoro a una città intera, e più in generale a un territorio. Così ora, nel pieno di un’indagine dei carabinieri sui carri siluro e le discariche abusive, la vera questione non è solo di chiarire se – in particolare per l’amianto – c’è un problema di salute pubblica, ma anche di capire se ci sono capacità e volontà di un intervento di risanamento che non metta in discussione – come temono i sindacati – l’esistenza stessa della fabbrica.
Legambiente a ottobre dell’anno scorso aveva segnalato in particolare la situazione della cokeria 27 forni, «puntellata per evitare che si inclinasse ancor più pericolosamente. Lì c’è il timore che questi impianti che contengono amianto possano rompersi, fessurarsi, addirittura crollare». E oggi Adriano Bruschi, presidente dell’associazione ambientalista, ripropone il tema: «La ex Lucchini è piena di amianto – dice Bruschi – ma anche di altri materiali pericolosi, come le polveri per abbattimento fumi, o il catrame della cokeria vicino al Corniaccia. Presumibilmente quantità enormi di materiali, perché in decenni non è mai stato dichiarato come avvenisse lo smaltimento. Ecco, il sindaco deve rispondere a una domanda: c’è un rischio per la sicurezza pubblica? Se è così come intende attivarsi?».
«Se ci sono criticità – risponde Massimo Giuliani – noi siamo quelli che vogliamo risolverle, e certo non nasconderemo la testa sotto la sabbia. Se le criticità verranno certificate io sono pronto a intervenire».
L’assessore all’Ambiente, Marco Chiarei, spiega che «attività di controllo sono state avviate nello stabilimento, di concerto con la Regione, sotto tutti i profili, sia quelli legati alla sicurezza dei luoghi di lavoro, che quelli della salute pubblica. Se siamo preoccupati? Certo, è per quello che ci siamo mossi da tempo. Riguardo alle bonifiche, con i 50 milioni del ministero dell’Ambiente si interverrà anche sui 35 ettari di discarica abusiva. Ma io confido – conclude l’assessore – che se si arriverà al commissariamento di Aferpi si potrà affrontare concretamente il problema delle dismissioni e del risanamento complessivo dell’area dello stabilimento».
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