Gioco
Lo sport ritrovato con l’Asd Youcan e il progetto ambizioso del giro d’Italia
Riccardo Camerini ha 47 anni, è nato a Piombino e abita a San Vincenzo. Suo padre, originario di Guardistallo era operaio all’Italsider, dove anche lui è entrato dopo la scuola d’obbligo come operaio,...
Riccardo Camerini ha 47 anni, è nato a Piombino e abita a San Vincenzo. Suo padre, originario di Guardistallo era operaio all’Italsider, dove anche lui è entrato dopo la scuola d’obbligo come operaio, mentre la madre invece è di Donoratico e ha sempre fatto la casalinga. Sposato dopo un con Barbara, anche lei di San Vincenzo, la donna che gli è stata accanto con amore in tutte le fasi della rinascita dopo l’incidente, Camerini ha una figlia Aurora di tredici anni che è la sua fan più accanita, soprattutto quando lui si cimenta nell’handbike insieme ai compagni dell’associazione dilettantistica per disabili, “Asd Youcan”di Donoratico (www. asdyoucan. it), voluta e capitanata da Riccardo Cavallini, tetraplegico, che pratica l’agonismo da tanti anni e ha già vinto molte gare. «In tutto siamo cinque associati– spiega Camerini – compreso me e Leonardo Filaroni di San Vincenzo, uno che anche con una gamba sola è una forza della natura. È il mio mentore ed è stato il primo che mi ha spronato a non arrendermi». Camerini racconta con orgoglio che da un anno, anche grazie a Filaroni e a Cavallini ha ricominciato a fare sport, lui che prima dell’incidente era arbitro di basket, sciava, praticava windsurf, giocava a calcetto, e annuncia che il 6 e 7 aprile parteciperà alla sua prima gara agonistica “La gara dei due mari” a Marina di Massa, un circuito cittadino di 35 chilometri dove sarò con Riccardo Cavallini in rappresentanza della nostra associazione». «Quel giorno – spiega – dovrei avere la classifica per poter gareggiare al prossimo giro d’Italia. Un progetto molto ambizioso, ma ci si prova: Claudio è già campione italiano e io sono alle prime armi, ma ce la metterò tutta per non sfigurare». A chi gli chiede se pensa che i disabili siano considerati cittadini di serie B Camerini risponde che lui si sente di serie A e aggiunge: «Bisogna imparare a far capire ai normodotati che noi disabili siamo come gli altri e che da noi si può imparare molto, soprattutto a non piangersi addosso, magari per una piccola difficoltà o per un problema da poco. Perché i veri drammi sono altri». Lo sa bene Riccardo che lo ha imparato sulla sua pelle, mentre stava facendo il lavoro che aveva scelto seguendo le orme del padre di cui andava orgoglioso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google