Piazza Ageno, la delusione di Nurra
«Mi consola solo la memoria dell’ex sindaco, per il resto ho visto indifferenza»
portoferraio. La memoria perenne per l’ex sindaco di Portoferraio Giovanni Ageno, vittima di un’ingiustizia che gli è stata fatale. Questo è ciò che rimane della cerimonia di sabato scorso in Riccardo Nurra, consigliere di maggioranza fra i principali promotori dell’intitolazione della piazzetta antistante l’ingresso della Biscotteria al medico portoferraiese prematuramente scomparso.
Memoria e monito per le generazioni future. «Non mi è stato sufficiente – scrive nella nota inviata ai giornali - per consolarmi neanche vedere le Forze Militari e gli ex combattenti schierati, anche se con la loro presenza ha dato lustro e onorato la cerimonia e chi veniva ricordato, così come la banda musicale che ha arricchito l’evento. E neppure mi ha consolato la presenza dei vecchi amici di Ageno, di quanti con lui hanno collaborato in quel tempo o la presenza di coloro che, subendo la stessa ingiustizia, hanno pure dovuto resistere ai quasi tre mesi di carcere e poi attendere quei lunghissimi 4 anni, per vedersi completamente e definitivamente assolti. Capisco la giornata prefestiva ed anche il cattivo tempo: acqua e vento durati quasi tutta la mattina - prosegue Nurra - non invitavano ad uscire. Forse per questo i tanti con i quali avevo parlato e che mi avevano detto di condividere la scelta ed il luogo da intitolare ad Ageno, non sono venuti. Peccato. Ma oramai si sa, i portoferraiesi sono fatti così».
Accennando poi alla presenza di una folta delegazione di sostenitori di Pietro Gori, l’anarchico gentiluomo a cui precedentemente era intitolata la piazzetta, il consigliere così continua: «Non mi ha consolato neanche quella quarantina di persone assiepate sui gradini dell'ex palazzo delle Poste, persone contrarie alla intitolazione della piazzetta ad Ageno». Almeno ci hanno messo la faccia e hanno sfidato il freddo e il mare per essere presenti. «I contestatori elbani, a parte uno sparuto gruppo, - conclude Nurra - sono rimasti a casa anche loro, forse per lo stesso motivo di quelli dell'altro fronte: si sono limitati a scrivere dietro i loro computer, magari anche dietro l'anonimato o variegati pseudonimi. E sono rimasti a casa».
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