Italia
Mense e pulizie, nuovo appello al ministro del Lavoro Poletti
PIOMBINO. Ieri incontro in Regione alla presenza dell’assessora Cristina Grieco e di Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Enrico Rossi, per affrontare il tema della continuità lavorativa...
PIOMBINO. Ieri incontro in Regione alla presenza dell’assessora Cristina Grieco e di Gianfranco Simoncini, consigliere del presidente Enrico Rossi, per affrontare il tema della continuità lavorativa delle aziende che operano nei servizi di mensa e pulizie in Aferpi. Presenti al tavolo, oltre alle due aziende, Serenissima e Cooplat, le rsa, le segreterie provinciali di Filcams Cgil, di Ugl terziario e igiene ambientale, e il vicesindaco Stefano Ferrini.
«Come segreterie abbiamo evidenziato che aver autorizzato un decreto per poi toglierlo dopo due mesi è a tutt’oggi un’immotivata decisione unilaterale del ministero – dicono in una nota Cgil e Ugl – in un territorio per di più area di crisi complessa, non possiamo fare deroghe che non coinvolgano tutti i lavoratori di una stessa realtà produttiva. Poiché è in atto una procedura di licenziamento abbiamo concordato di procedere con l’utilizzo di altri strumenti per bloccare la procedura dei licenziamenti e salvaguardare tutti i posti di lavoro per 60 donne. Abbiamo chiesto alle Regione anche un impegno formale, in previsione della scadenza dell’ammortizzatore della committente Aferpi a dicembre 2018. La nostra richiesta, accolta dalla Regione, verterà nel considerare i servizi, come già la stessa normativa prevede, con ammortizzatori della stessa durata della committente».
«La decisione presa a fine 2017 dal ministero del Lavoro di sganciare la durata degli ammortizzatori sociali delle aziende dell’indotto Aferpi da quella della committente, malgrado un decreto stabilisse proprio questo – dice Ferrini – è grave e del tutto illogica. Ci sono stati anche incontri a Roma, ma mai è arrivata alcuna risposta formale. Oggi, d’accordo con la Regione e le parti sociali, abbiamo deciso di scrivere nuovamente al ministro Giuliano Poletti e per conoscenza al ministro Carlo Calenda per ribadire il nostro disappunto e chiedere nuovamente una risposta formale. Non è possibile che 60 lavoratrici con le loro famiglie e le due aziende subiscano le conseguenze di una cambiamento di interpretazione di un decreto già scritto».
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